mercoledì , 15 Settembre 2021

Immigrazione, otto domande a Roma e all’Europa

“Ora che il Viminale ha ammesso che l’onda d’urto dell’immigrazione rischia di travolgerci, allarme che avevo lanciato già due anni fa, ma che veniva tacciato di becero razzismo, il governo deve delle risposte agli italiani e ai veneti, i veri travolti, perché i problemi li hanno e li avranno loro, non le ovattate stanze romane”.

E’ questo il commento del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, in merito all’attuale situazione dell’immigrazione in Italia. Di recente, anche il capo del dipartimento per le libertà civili e per l’immigrazione, Mario Morcone, ha espresso preoccupazione in relazione all’aumento dei flussi migratori via mare verso l’Italia degli ultimi giorni. Sul tema, secondo Zaia, sono diverse le cose che lo Stato dovrebbe spiegare agli italiani, preoccupati dal fenomeno, e pone infatti otto domande.

“Che strategia c’è, per affrontare la questione, che non siano pericolosi ghetti come caserme e tendopoli? Quante identificazioni si pensa realisticamente di effettuare? Come verranno fatte? Come saranno gestiti i richiedenti aventi diritto d’asilo? Quanti ne accoglierà l’Europa? Come verranno invece considerati i clandestini e i migranti economici? Saranno espulsi o si pensa di lasciarli sul territorio, come in Veneto dove su 18 mila arrivati (secondo gli ultimi dati disponibili), 12 mila sono divenuti fantasmi senza volto e identità? Non sarebbe opportuno dare ascolto al richiamo di un magistrato come il procuratore Carlo Nordio, che punta i riflettori sulla necessità di riconoscimenti, seppur con una ragionevole approssimazione, sull’intelligence e sulla banca dati del dna?”.

“Quello che serve – ha quindi concluso – è una intelligence europea, capace di evitare l’umiliazione di terroristi che vanno e vengono indisturbati da un aeroporto all’altro e da uno Stato all’altro. Ben venga, quindi, la banca del Dna. Necessario è anche un vero e proprio Piano Marshall per l’Africa, cosicché si possano assistere e riconoscere le persone a casa loro, prima che vengano messe su un barcone da mercanti di carne umana senza scrupoli”.

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