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Frode fiscale da 27 milioni. Vicentino uno dei capi

Sei arresti per reati fiscali e di riciclaggio sono stati effettuati della Guardia di Finanza di Padova, che ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare ed un decreto di sequestro emessi dal Gip del Tribunale di Vicenza. Per altre otto persone è stato disposto l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. I reati contestati sono quelli di associazione per delinquere, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, truffa e reato transnazionale. Gli indagati, infine, sono in tutto 35, per lo più originari delle province di Vicenza e Padova. Disposto anche il sequestro di beni per oltre 1,3 milioni di euro.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Padova prima e Vicenza dopo, sono state  condotte dal Gruppo delle Fiamme gialle patavine, che si sono avvalse anche delle risultanze di accertamenti compiuti dall’Ufficio Antifrode dell’Agenzia delle Entrate di Vicenza. A capo del sodalizio che è stato smascherato vi erano il padovano Bruno Antonello 59 anni, ed il vicentino Massimo Benetti 57 anni, entrambi finiti in carcere. I due avevano da tempo capito che non avevano la capacità per fare i commercianti e che potevano guadagnare solo grazie all’Iva e alle fatture, false ovviamente. Così si erano specializzati nella gestione di varie società in Italia e all’estero, per lo più affidate a soci e amministratori di comodo, il cui unico business era quello dell’emissione di fatture false nei confronti di società compiacenti, solitamente attive nel commercio di pellame.

“Lo schema delittuoso posto in essere – spiega la Guardia di Finanza in una nota – è quello noto delle frodi Iva, nel quale una società cartiera (detta anche missing trader) emette fatture per cessione di beni o prestazioni di servizi mai effettuate, operando per un lasso temporale limitato (circa 12 mesi) e omettendo di adempiere agli obblighi fiscali nei confronti dell’Erario. Le fatture emesse, gravate di Iva, vengono invece regolarmente contabilizzate dalle società che appaiono acquirenti di beni e servizi, consentendo loro di dedurre costi inesistenti e di compensare l’Iva. Per fornire un’apparenza di effettività al tutto, la società che beneficia delle fatture false effettua il pagamento dell’operazione inesistente alla cartiera, gravato di Iva; la missing trader non versa l’Iva e restituisce alla beneficiaria l’intero imponibile nonché parte dell’Iva corrisposta, al netto del proprio illecito compenso, in questo caso il 10% circa”.

“Le indagini del Gruppo di Padova hanno tra l’altro consentito di ricostruire l’operatività, dal 2009 ad oggi, delle seguenti cartiere: Gi.&Gi. Srl (2009/2010), Petra Srl (2010/2011), Omega Group Srl2011/2013), Vemar Trade Srl (2013), Gz Trading Srl (dal 2014) e Matane Srls (dal dicembre 2015). Le stesse sono state usate per emettere fatture false nei confronti di una serie di società (tra cui la Marpell Srl, la Imapel Srl e la Bipell Srl), soprattutto venete, per un ammontare complessivo, ancora in fase di esatta quantificazione, di quasi 27 milioni di euro”.

“Una volta ottenuto il pagamento delle fatture false, le società cartiere provvedevano a bonificare gli importi sui conti di 5 società estere, una con sede in Slovacchia, una in Polonia, una in Ungheria e due nella Repubblica Ceca, tutte gestite dal sodalizio criminale ed aventi la finalità di riciclare i proventi illeciti della frode. Nelle comunicazioni gli interlocutori, per limitare il pericolo derivante da possibili intercettazioni, non utilizzavano direttamente il nome degli istituti di credito ma si riferivano a colori (es. rossa, verde, azzurra) per indicare la banca presso la quale effettuare l’operazione”.

“Spettava poi sempre a Benetti e Antonello recarsi all’estero per ottenere dai sodali la restituzione in contanti del denaro bonificato, per poterlo riportare in Italia ovvero reinvestirlo oltre confine. Il giro di denaro era talmente elevato che uno dei problemi principali era quello delle spazio nelle cassette di sicurezza, che in alcuni casi erano talmente piene di contante da non consentirne di inserirne altro. Nel corso di una conversazione intercettata, ad esempio, Antonello dice al Benetti che nella cassetta di sicurezza della banca di Brno (Repubblica Ceca) ci sono 25 pacchi di banconote da 100 euro e che, per chiuderla, ha dovuto comprimere le mazzette”.

Per ricostruire i flussi del denaro ed i frequenti spostamenti all’estero, si sono rivelate fondamentali le intercettazioni ambientali all’interno di due Audi A6, aventi targa polacca, in uso a Antonello e Benetti, sulle quali sono stati installati anche apparati di localizzazione Gps. Allo stesso modo, per monitorare le fatturazioni inesistenti, le Fiamme Gialle sono ricorse ad un software che consentiva di intercettare i files memorizzati sulle pen drive, ogniqualvolta le stesse venivano inserite nel computer. Parte degli illeciti proventi, quantificati allo stato in oltre 1,3 milioni di euro, sono stati riciclati da Antonello attraverso una società di diritto slovacco.

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