sabato , 15 Maggio 2021

Autonomia, il Veneto accelera. Verso il referendum

“Vogliamo un nuovo Veneto, perché quello che conosciamo è quello a cui il centralismo e la burocrazia statali hanno tarpato le ali. Oggi iniziamo a muovere i primi importanti passi lungo quel percorso che da tempo stiamo tracciando con rigore legislativo e istituzionale per creare la nuova, moderna, efficiente casa dei cittadini veneti. Questo non è l’ultimo, è l’unico treno e non intendiamo perderlo”. Sono le parole con cui oggi, Luca Zaia, ha accompagnato la sua richiesta di autonomia per il Veneto.

La Regione ha infatti presentato stamane, al governo italiano, la richiesta formale di negoziare un federalismo a geometria variabile, in base all’articolo 116 della Costituzione, al fine di riconoscere ambiti di maggiore autonomia al Veneto rispetto alle altre Regioni a Statuto ordinario, avviando una procedura che, successivamente al negoziato, porterà all’indizione di un referendum consultivo”, questo perché comunque “sia che Roma ci dica sì, sia che ci dica no – ha precisato Zaia –, abbiamo il dovere di sentire il parere dei veneti. Vogliamo che il popolo si esprima”.

“E’ dal 2006 – ha aggiunto il presidente della Regione – che con provvedimenti di diversa natura il Veneto chiede a Roma più autonomia e la Legge di stabilità dello Stato del 2015 fissa un tempo massimo di 60 giorni entro i quali il governo ha l’obbligo di evadere anche tutte le istanze pregresse. Ma nella capitale nulla si è mosso. Noi non ci siamo scoraggiati e come giunta abbiamo deciso di rilanciare questa ormai storica richiesta, ispirandoci al modello di Trento e Bolzano, dove i nove decimi delle tasse rimangono lì e dove non esiste un residuo fiscale (cioè la differenza tra tasse versate allo Stato e ritorno di risorse nel territorio) di oltre 20 miliardi all’anno, come purtroppo accade nel Veneto. Venti miliardi che lo Stato ha interesse a lasciare nell’attivissima realtà veneta in quanto ne producono 60 in termini di Pil”.

Zaia ha ringraziato il professor Luca Antonini e il comitato che con lui ha lavorato al progetto di autonomia, nel cui ambito rientra il referendum consultivo al quale la Corte Costituzionale, lo scorso anno, ha dato il via libera. Ha, quindi, firmato la nota ufficiale che, con posta certificata, è stata immediatamente inviata al presidente del Consiglio Matteo Renzi, insieme alla delibera approvata dalla giunta regionale.

“Parte il conto alla rovescia – ha sottolineato Zaia –, scattano i sessanta giorni entro i quali Roma deve esprimersi nel merito e poi, piaccia o non piaccia, i veneti andranno alle urne. Siamo talmente seri che abbiamo già stanziato i primi due milioni di euro per la consultazione che, nelle nostre intenzioni, andrebbe effettuato in un election day, presumibilmente il prossimo ottobre, insieme al referendum popolare sulla cosiddetta riforma Boschi”. Nella sua proposta la Regione chiede nuove forme di autonomia nella gestione di settori come quelli della sanità, dell’istruzione, dell’università e della ricerca scientifica, dei tributi, punta alla riduzione della burocrazia e alla regionalizzazione delle strutture e dei fondi statali, prevede diverse fonti di finanziamento.

Antonini ha evidenziato che due sono le coordinate da valorizzare attraverso l’ottenimento dell’autonomia: il forte tessuto economico e sociale del Veneto e la sua efficiente amministrazione. “Se quest’ultima – ha detto – venisse presa a modello da tutte le regioni italiane e fossero adottati i suoi standard di spesa pubblica, otterremmo in Italia risparmi per quasi 28 miliardi di euro all’anno, che potrebbero essere dirottati sugli investimenti e sui servizi per famiglie e imprese”.

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