Coldiretti, rispetto del cibo nella “giornata antispreco”

76 chili: è il peso del cibo che, ogni anno, ciascuno di noi getta nell’immondizia. I numeri parlano chiaro: si tratta di una situazione anomala, imbarazzante e insostenibile. Un fatto che deve far riflettere ciascuno su quanto sprecare cibo sia immorale e irrispettoso nei confronti di chi da mangiare non ne ha. Gli agricoltori lo sanno bene, perché ogni giorno, con il loro lavoro, sono consapevoli di dare la vita. “Siamo convinti che si debba attivare un processo educativo virtuoso che, a partire dal mondo della formazione, educhi i nostri giovani ad una diversa consapevolezza del valore dei beni primari” ha detto oggi il presidente provinciale di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola, in occasione della Giornata antispreco.

Alcuni piccoli e semplici consigli possono aiutare a vivere più eticamente e consapevolmente riducendo gli sprechi: fare attenzione alla data di scadenza sulle etichette dei prodotti, posizionare gli alimenti sul ripiano corretto in frigorifero, effettuare acquisti ridotti e ripetuti nel tempo, privilegiare confezioni adeguate, scegliere frutta e verdura con il giusto grado di maturazione, preferire la spesa a km 0, che garantisce una maggiore freschezza e durata, sfruttare gli avanzi incorporandoli in nuove ricette, non aver timore di chiedere la doggy bag al ristorante.

Alcuni numeri aiutano a capire bene la situazione: il 53 per cento dei consumatori ritiene che la riduzione degli sprechi alimentari dipenda soprattutto dalle scelte fatte al momento degli acquisti. C’è più sensibilità su questa tematica rispetto un tempo, ma occorre più impegno. Secondo un’indagine Coldiretti/Ixe’ sei cittadini su dieci (60 per cento) hanno diminuito o annullato gli sprechi domestici, anche se la situazione resta grave. Gli sprechi alimentari ammontano in Italia ad un valore di 12,5 miliardi, persi per il 54 per cento al consumo, per il 21 per cento nella ristorazione, per il 15 per cento nella distribuzione commerciale, per l’8 per cento nell’agricoltura e per il 2 per cento nella trasformazione.

Lo spreco di cibo si traduce anche in spreco di acqua e suolo. Ogni anno, infatti, il cibo prodotto, ma non consumato, sperpera un volume d’acqua pari al flusso annuo di un fiume come il Volga (il fiume europeo più lungo) e utilizza 1,4 miliardi di ettari di terreno, pari al 30 per cento della superficie agricola mondiale, ed è responsabile della produzione di 3,3 miliardi di tonnellate di gas serra.

Tra le buone pratiche in atto va menzionato il progetto “sprecozero” del governo, con il quale l’Italia si è posta l’obiettivo di recuperare 1 milione di tonnellate di cibo nel 2016. I supermercati con una superficie superiore ai 400 metri quadrati sono inoltre obbligati a donare il cibo invenduto ad organizzazioni caritatevoli, pena multe che ammontano fino a 75mila euro o la detenzione. “Grazie al lavoro di Coldiretti – conclude Cerantola – oggi richiedere la doggy bag o portare a casa ciò che non si consuma al ristorante, non è più da maleducati, ma dimostra senso di responsabilità ed è persino diventato di moda”.

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