Economia

Apindustria Vicenza: “Pmi penalizzate dalle banche”

Piccole e medie imprese penalizzate nella concessione di prestiti e affidamenti bancari, a favore di poche grandi imprese che poi risultano essere responsabili della maggior parte delle insolvenze e dei crediti deteriorati. Non è una novità, né per noi o per i piccoli imprenditori, né per le associazioni di categoria, come ad esempio Apindustria Confimi Vicenza, che comunque in recenbti analisi vede una conferma a tutto questo.

“I dati sulle prospettive di crescita in Veneto, recentemente elaborati dal Gruppo Banca Popolare di Vicenza, – spiega infatti Flavio Lorenzin, presidente di Apindustria Confimi Vicenza – illustrano come la lunga fase recessiva abbia determinato una significativa contrazione dell’attività creditizia delle banche soprattutto verso le micro e piccole imprese, per le quali persistono ancora diverse difficoltà, nonostante le prime inversioni di tendenza arrivate nel 2015. Questo noi continuiamo a ripeterlo, ma siamo i soli a farlo”. A portare in luce una situazione insostenibile per le Pmi, sul fronte dell’accesso ai finanziamenti, è ora anche la Cgia di Mestre, che pochi giorni fa ha dichiarato come l’81% delle sofferenze in capo alle banche italiane sia stato generato dal primo 10% degli affidati, che è costituito il larga parte da quella elite di 3 mila grandi imprese che rappresentano meno dello 0,1% delle aziende italiane.

“Noi denunciamo da anni le difficoltà vissute dalle Pmi con il mondo bancario – aggiunge Lorenzin – e adesso, con la crisi delle stesse banche, i nodi iniziano a venire al pettine. La relazione si spinge a dichiarare che si tratti di un “trattamento di favore del tutto ingiustificato”, riservato dagli istituti di credito a favore di poche grandi imprese, che poi dimostrano problemi di insolvenza nella restituzione dei finanziamenti ricevuti. Tutto questo a scapito delle nostre aziende che, pur rappresentando la grande maggioranza del sistema economico e produttivo, ricevono prestiti e affidamenti col contagocce nonostante presentino mediamente buoni livelli di solvibilità. È un’ulteriore dimostrazione, se ve ne fosse bisogno, che le nostre prese di posizione interpretano una situazione reale e tangibile. Le chiacchiere sui massimi sistemi le lasciamo volentieri ad altri”.

“Auspichiamo quindi – conclude il presidente di Apindustria -, una vera inversione di tendenza. Chi gestisce la banca deve sostenere quelle realtà produttive che secondo i numeri si dimostrano virtuose e affidabili – conclude – e che contribuiscono in gran parte allo sviluppo dell’economia dei territori portando poi certezze e benefici alle stesse banche. Noi, per parte nostra, ci siamo attivati già da tempo per fare la nostra parte, creando cultura ed informazione tra i nostri associati sul corretto approccio alla tesoreria aziendale e ai rapporti con gli istituti finanziari. Come abbiamo ribadito più volte, l’economia per ripartire deve mettere al centro la nostra piccole e medie industrie, vero e sano motore di sviluppo concreto”.

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