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Profughi, ecco i numeri reali e le buone pratiche

“Su un tema così delicato e complesso come quello dell’accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo, sosteniamo con forza la necessità di politiche condivise sul nostro territorio. C’è bisogno di andare oltre la visione stretta e inadeguata dell’emergenza, e lavorare insieme partendo dalla solidarietà”. È quanto hanno ribadito oggi, in un incontro che si è tenuto a Vicenza, la Cisl, la Comunità di Sant’Egidio, il Centro Astalli (che nella provincia gestisce cinque appartamenti per l’accoglienza di richiedenti asilo) e il sindaco di Santorso, promotore, nello scorso mese settembre, di un protocollo con la Prefettura per favorire nell’Alto Vicentino un’accoglienza diffusa.

Ora le quattro realtà si fanno promotrici di un dialogo ampio e aperto, che parte dai numeri e si cala nei fatti, e guardano a quelle pratiche che funzionano, gestite sul territorio da enti locali e organizzazioni. “Come Cisl siamo interessati ad accompagnare questo percorso di rete e ad aiutare la costruzione di una governance su questi temi – ha sottolineato Gianfranco Refosco, segretario generale provinciale di Cisl Vicenza -. Perché deve proprio cambiare la logica. Il fatto che milioni di persone si spostino per fuggire da fame e guerre non è un fenomeno da affrontare e risolvere, è un fatto della storia. Perciò, che ci piaccia o no, va gestito. E va gestito con programmazione, integrazione e accompagnamento delle persone alla cittadinanza. Partendo dalla solidarietà, ma con modalità e criteri seri e concertati insieme”.

“Un’accoglienza così costruita – ha continuato – fa bene anche al territorio. In primo luogo in termini di investimento che, come area vicentina, possiamo fare per valorizzare le competenze e le capacità di queste persone, supportandone anche l’inserimento lavorativo. E in secondo luogo anche perché, guardando al calo dei residenti stranieri a Vicenza registrato negli ultimi anni, non possiamo non considerare che questo avrà un’influenza importante sulle dinamiche sociali ed economiche locali”.

“Di fronte alle migliaia di profughi oggi in movimento – è invece l’invito di Alessandra Coin, responsabile regionale della Comunità di Sant’Egidio -, ai morti in Mediterraneo, agli attentati, non si può semplificare e non si può lasciar spazio alla paura dello straniero. Non dobbiamo cedere alla logica del nemico. Dobbiamo guardare ai dati con maggiore lucidità e obiettività. Concentrandoci sull’Italia, nel 2015 ,delle 143 mila persone arrivate via mare, 69 mila hanno fatto domanda di asilo in Italia. E su un totale di 100 mila profughi presenti in Italia a fine 2015, sono 8.137 quelli ospitati in Veneto. Nel vicentino, nello specifico, si tratta di 1360 persone (fonte: Prefettura, dati al 19 gennaio 2016), poco meno che a Verona (circa 1400). Cifre simili anche a Padova e Treviso. E’ questa la dimensione reale del fenomeno, a fronte dei tre milioni e mezzo di veneti che a fine ‘800-inizio ‘900 hanno lasciato la loro terra, e non per fuggire una guerra”.

E c’è poi la paura diffusa di un aumento della criminalità e dei rischi sul fronte sicurezza, come ha evidenziato sempre Alessandra Coin. “I dati smentiscono che esista un’associazione tra la presenza di profughi su un territorio e l’aumento di atti criminali. Anzi i crimini in Italia appaiono scesi in questi ultimi anni, come è accaduto per i furti, numeri alla mano, in aree dove pure si era registrata una concentrazione maggiore di profughi”. In merito all’accoglienza, la Coin ha poi ricordato che “le buone pratiche di integrazione esistono, e non sono poche, anche nella nostra regione e nello stesso Vicentino. Occorre mostrare di più questo volto di un Veneto spesso schiacciato sull’immagine di un territorio chiuso ed egoista, respingente. Ma la sua tradizione e la sua verità non sono queste”.

Città accoglienti ed inclusive sono invece quelle immaginate da Franco Balzi, sindaco di Santorso, un comune che da oltre dieci anni è capofila nell’Alto Vicentino per lo Sprar (il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). In accordo con gli enti aderenti, ha individuato nell’associazione Il Mondo nella Città onlus l’ente gestore cui affidare servizi e interventi di accoglienza. Si avvia ora anche promuovere l’accoglienza presso le famiglie, dopo essere stato promotore di un protocollo di intesa con la Prefettura che parte dalla volontà di affrontare in modo responsabile quello che è un processo, non un problema, recuperando anche un modello che, rispetto all’ospitalità di tante persone in un’unica struttura, preferisce e sceglie forme di accoglienza diffusa.

“Uscendo dalla logica della roulette russa della casualità degli arrivi – ha detto Balzi -, il coinvolgimento e la corresponsabilità dell’amministrazione locale nelle decisioni della Prefettura, sul fronte della scelta delle strutture di accoglienza come dell’ente gestore, restano fondamentali: un’amministrazione locale non può essere solo spettatore che subisce le scelte fatte da altri, ma deve partecipare alla programmazione e alla gestione dell’accoglienza, perché conosce bene il suo territorio, gli spazi e le situazioni più idonee all’accoglienza e all’inclusione. Solo così si possono immaginare anche interventi innovativi. Solo così si contribuisce a costruire una cultura di accoglienza nella comunità dei cittadini».

Anche il Centro Astalli di Vicenza ha raccontato la propria esperienza di accoglienza. Nato nel 2001, da allora ha accolto oltre 80 giovani uomini di diverse nazionalità, di cui 55 con permesso di soggiorno per asilo politico. Tramite una convenzione con la Prefettura di Vicenza dal 2014 ha accolto ulteriori 30 persone, richiedenti asilo. Nel solo 2015 ha accolto nel Vicentino 27 migranti, di età tra i 18 e i 35 anni, provenienti da Mali (8), Pakistan (7), Ghana (3), Nigeria (3), Bangladesh (3), Costa D’Avorio (2), Somalia (2),e Niger (1), in aggiunta a tre rifugiati già inseriti in strutture di sgancio.

“Gli ospiti sono accolti in cinque appartamenti presenti nel territorio – ha spiegato la presidente Annamaria Colombaro -, nella maggior parte dei casi messi a disposizione dalle parrocchie: tre a Vicenza e due in provincia. Nel 2015, tre di questi giovani sono riusciti a trovare lavoro e alloggio, quindi a rendersi autonomi, cinque invece sono stati avviati a tirocini formativi, dodici ad attività di volontariato organizzato ed altri cinque si sono inseriti in attività lavorative, anche se in forma precaria. Le persone sono poi sempre accompagnate nelle procedure burocratiche finalizzate al riconoscimento dello status di rifugiato, in collaborazione con le istituzioni pubbliche e private impegnate nell’affrontare le problematiche connesse al diritto d’asilo”.

All’incontro infine, era presente anche Saif, 22 anni, giovane profugo accolto in Veneto nel 2015. Ora a Padova è impegnato in attività di volontariato con anziani. In Mali, il suo Paese di provenienza, nel 2012 si è opposto all’imposizione di prendere le armi. E dopo aver ricevuto minacce di morte per questo, è fuggito per dire no alla guerra e alla violenza.

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