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Anna Massignan e Marta Lazzarin
Anna Massignan e Marta Lazzarin

Morte in sala parto, 5 indagati per il caso Lazzarin

Divenuta un caso nazionale, proprio nei giorni in cui si concretizza il primo passo della riforma della sanità veneta, la questione delle morti in sala parto che ha riempito le cronache durante le festività è destinata ad avere un seguito. Anna Massignan, giovane medico di Sarego, è morta nel giorno di Natale all’ospedale di San Bonifacio, e con lei poi anche il bambino che portava in grembo e che doveva nascere presto, a causa di una caduta dalle scale di casa. Si è cercato di salvare il piccolo facendolo venire al mondo con il cesareo, ma è morto 24 ore dopo la madre.

Pochi giorni dopo, analogo destino è toccato a Marta Lazzarin che, al settimo mese di gravidanza, è corsa all’ospedale di Bassano del Grappa con forti dolori e febbre. Il feto era già morto in quel momento, e qualche ora dopo è morta anche la madre, forse per un’embolia polmonare causata proprio dalla presenza del piccolo senza vita nel grembo della donna. Fra morti delle due donne, entrambe poco più che trentenni, c’è stata anche quella del quella del piccolo Kevin Bransalise, sempre all’ospedale San Bassiano, di Bassano del Grappa, per una emorragia cerebrale che l0 ha colpito subito dopo essere nato.

Un terribile sequenza che non poteva passare inosservata e che non poteva non avere, quantomeno perché atti dovuti, conseguenze giudiziarie. E così, per i casi di Anna Massignan e Marta Lazzarin, si sono aperte le indagini, ed anche il Ministero della salute ha inviato degli ispettori perché facciano luce. Si deve capire se queste morti siano imputabili a difetti organizzativi e se le procedure siano state rispettate. Quanto al fronte giudiziario, per Anna Massignan si attendono le risultanze dell’autopsia e del lavoro dei periti, mentre per ora c’è solo una querela contro ignoti.

Per il caso di Marta Lazzarin invece ci sono già cinque indagati, ovvero il primario di ostetricia e ginecologia del San Bassiano Yoram Jacob Meir, i medici Paola Lanza e Maria Concetta Mangano, l’anestesista Vittorio Bernardi e l’ostetrica Lucia Sasso. Come dicevamo, sono atti dovuti, e una parola in più di chiarezza verrà forse, anche in questo caso, dall’autopsia che verrà fatta martedì.

Una parola di verità che è importante che venga detta comunque, anche perché queste morti venete in sala parto non sono le sole capitate nella frastornata e disorientata Italia che festeggiava il Natale e l’arrivo del 2016. Ve ne sono stare state altre tre: una a Torino, una a Foggia  e l’ultima a Brescia. Cinque giovani donne ed altrettanti neonati nel giro di una settimana, è troppo per un paese moderno e sviluppato.

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