“Biotecnologie, bene l’apertura del ministro”

“L’apertura alle biotecnologie del ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, è in linea con quello che abbiamo sempre sostenuto e cioè che la ricerca e l’innovazione genetica in agricoltura devono essere viste come una soluzione alle sfide globali, non come un problema”. Con queste parole il presidente di Confagricoltura Vicenza, Michele Negretto, plaude ai 21 milioni di euro stanziati, nella Legge di stabilità, per un progetto pubblico triennale che sarà gestito dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea), che punta al miglioramento genetico attraverso biotecnologie sostenibili.

“La posizione di Martina sul tema – ha continuato Negretto – va nella stessa direzione di quello che Confagricoltura Veneto ha sostenuto in occasione del convegno che si è svolto in novembre a Padova, durante il quale si puntò il dito contro il grave deficit competitivo dell’agricoltura del nostro paese, auspicando una via italiana del miglioramento genetico. Il ministro Martina dichiara ora che è necessario investire sulle migliori biotecnologie per tutelare le nostre produzioni principali. Siamo d’accordo, perché strumenti innovativi, come il genome editing e la cisgenesi possono consentire un miglioramento genetico senza alterare le caratterizzazioni produttive del sistema italiano. Perciò non devono essere considerati ogm”.

Per quanto riguarda i dati, una nota di Confagricoltura sottolinea come gli agricoltori italiani acquistino l’87% dei mangimi, spendendo ogni anno 800 milioni di euro per importare dall’estero ogm. Si importa soprattutto dal Sudamerica, dall’Ucraina, ma anche dalla Francia e dalla Spagna. In Italia sono vietate sia la coltivazione di piante geneticamente modificate sia la loro sperimentazione in campo. “Le nostre rese produttive – ha sottolineato Negretto – sono inferiori di circa il 20% rispetto ai produttori che possono utilizzate sementi ogm. Come se ciò non bastasse, i nostri prodotti realizzano, nel mercato, uno o due euro in meno per quintale rispetto alle importazioni. E in un mercato libero e globale, in cui si compete con mezzi diversi, le nostre produzioni non possono difendersi. E’ d’obbligo, per non soccombere, un cambio di marcia”.

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