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Coldiretti: prezzi al consumo più alti dell’inflazione

Mondo agricolo preoccupato per quello che è l’andamento dei prezzi dei prodotti alimentari in Italia. Sembra infatti che, a tavola, siano cresciuti ben quattordici volte più dell’inflazione. Da un’analisi di Coldiretti sulla base dei dati Istat di dicembre emergerebbe inoltre che “l’aumento dei prezzi non si è trasferito alle imprese agricole con un’adeguata remunerazione dei prodotti che in molti casi sono al di sotto dei costi di produzione”.

“È una situazione di speculazione – commenta il presidente di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola, – quella che ci troviamo da tempo a fronteggiare e che si fa sempre più grave, andando a colpire chi produce e chi consuma, quindi gli anelli estremi e più deboli della catena. In questo modo, oltretutto, si induce il consumatore ad un atteggiamento di scelta dei prodotti non più basata sulla qualità, ma esclusivamente sul prezzo: esattamente il contrario di ciò che il buon senso e la cultura made in Italy suggeriscono”.

Nella media del 2015, la crescita dei prezzi dei beni alimentari (incluse bevande alcoliche), che era nulla nel 2014, è salita all’1,4% per un’inversione della tendenza dei prezzi degli alimentari non lavorati (+1,9%, da -0,7% dell’anno precedente) come i vegetali freschi che crescono del 6,1% a dicembre rispetto allo scorso anno, ma anche per l’accelerazione della crescita dei prezzi degli alimentari lavorati (incluse bevande alcoliche) e tabacchi (+1,0%, era +0,5% nel 2014). “L’andamento dei prezzi alimentari riflette le condizioni stagionali – sottolinea il presidente Cerantola – ma è anche il risultato delle distorsioni che ancora esistono nel passaggio dei prodotti dal campo alla tavola con i prezzi che aumentano in media oltre cinque volte, anche se con differenze tra freschi e trasformati”.

Il consumatore, fortunatamente cerca di informarsi e difendersi. E questo è dimostrato dall’effetto positivo dei consumi alimentari. La spesa delle famiglie in alimenti e bevande, infatti, ha invertito la rotta nel 2015 ed è tornata ad aumentare dopo sette anni di riduzione consecutiva, con una stima dello 0,3 per cento di crescita cumulata nei dodici mesi, secondo le elaborazioni Coldiretti sulla base delle previsioni Ismea-Nielsen. Un andamento destinato a consolidarsi nel 2016. “La spesa alimentare, non dobbiamo scordarlo, – conclude  – è uno speciale indicatore dello stato dell’economia nazionale e dei territori e rappresenta la principale voce del budget delle famiglie, seconda soltanto all’abitazione”.

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