Economia

Alimentare in crescita ma chiudono i piccoli negozi

La situazione attuale del settore alimentare italiano, che emerge da un’analisi di Coldiretti, realizzata sulla base dei dati sul commercio al dettaglio, elaborati dall’Istat, relativi ai primi undici mesi del 2015 non è proprio positiva.

In sintesi,

infatti, anche se la spesa relativa al comparto alimentare è cresciuta, i negozi di vicinato abbassano le serrande, a favore della grande distribuzione e di altre forme di vendita, come i mercati di Campagna amica, nei quali i produttori agricoli si impegnano a vendere solo i loro prodotti, agricoli, italiani e a km zero.

“Il quadro che risulta – ha spiegato il presidente provinciale di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola – è preoccupate sotto due aspetti. Innanzitutto, il mancato presidio dei centri urbani, con il conseguente aumento della criminalità, ma c’è anche il rischio concreto che i consumatori portino in tavola cibi e prodotti considerando solo il prezzo d’acquisto e non la qualità”.

Nel periodo preso in considerazione si nota che il comparto alimentare registra una crescita dell’1,7%, più del doppio della media. In questo scenario, le piccole botteghe alimentari sono gli unici esercizi commerciali a fare registrare un calo delle vendite (-0,5%), mentre, all’opposto, si collocano i discount alimentari, che fanno segnare l’incremento più rilevante +3,5%, ed i mercati di Campagna amica, una nuova realtà che azzera la filiera e si pone come alternativa alla tradizionale distribuzione commerciale.

A novembre,

i dati Istat sul fatturato industriale sono cresciuti del 2%, anche per l’effetto della domanda di vino e di cibo Made in Italy per le festività natalizie, in Italia e all’estero. “A cambiare, dunque, – ha sottolineato Cerantola – sono stati i luoghi nei quali fare la spesa.

La tendenza, da parte di un crescente segmento della popolazione, è quella di acquistare prodotti a basso prezzo nei discount, a cui può corrispondere una bassa qualità, con il rischio che il risparmio sia solo apparente”.

“Il fenomeno della riduzione dei negozi tradizionali determina evidenti effetti negativi legati alla diminuzione dei servizi di prossimità, ma anche un indebolimento del sistema relazionale, dell’intelaiatura sociale e della stessa sicurezza sociale dei centri urbani”.

A contrastare lo spopolamento dei centri urbani va segnalata la crescente presenza di mercati di Campagna amica. Un’opportunità per i produttori e per i consumatori che va anche a sostegno della storia, della cultura e della vivibilità dei centri urbani.

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