A Bassano la mostra personale di Gianni Turin

Nell’ambito delle celebrazioni del centenario della Grande Guerra l’assessorato alla cultura di Bassano del Grappa celebra la Grande Guerra con un , che sarà ospitata nell’ala nuova del Museo civico bassanese dal 28 gennaio al 10 aprile. Si vuole così celebrare l’anniversario della Grande Guerra combattuta sul fronte italiano, superando “il dato cronologico – spiega una nota degli organizzatori – per portare la riflessione su un piano universale ed arrivare a considerare il ruolo dell’uomo nella storia in rapporto alla violenza, fondando la riflessione sul principio della dignità umana e sui modi con cui si affronta e supera la devastazione fisica, psicologica e morale”.

“ome le steli lapidee dell’antichità le epigrafie di Turin vogliono essere segni duraturi, per comunicare un messaggio ad una vasta platea e per il maggior tempo possibile. La pietra, con la tecnica mista, si abbina allora d altri materiali scultorei, legno e metallo, unitamente alla pittura, per far riflettere sul valore della cultura, sottolineando come ogni atto di violenza metta a rischio l’identità dei popoli. Il percorso, pensato da Turin per le sale del Museo bassanese, pone lo spettatore in relazione alle questioni culturali dei secoli più lontani fino ad arrivare ai drammi nel Novecento del primo e del secondo conflitto mondiale per concludere con l’attualità dell’attentato al Museo Nazionale del Bardo di Tunisi, a cui ha dedicato il suo lavoro più recente”.

Con una quindicina di opere, il percorso inizia già nel chiostro per snodarsi in Museo civico salendo in pinacoteca dove le opere degli anni Settanta ed Ottanta sono collocate in dialogo con i dipinti e le sculture delle antiche collezioni museali. Con il «Crocifisso» di Guariento (1334) Turin costruisce un colloquio emotivo interpretando il modulo archetipo della croce ed esprimendosi con un linguaggio fatto di linee intersecate e contrapposte.

Nelle opere della “terza maniera” di Jacopo Dal Ponte (1550/60) il Turin, allievo di Emilio Vedova, trova una consonanza tecnica richiamando quelle ombre profonde che Jacopo aveva ripreso da Tintoretto. Con le opere di Antonio Canova si attiva invece un dialogo ideale con l’accostamento alla serie dei busti canoviani di una serie di volti umani – identità o maschere, individualità reali o entità mitiche che siano. Nell’ala nuova, invece, le opere ispirate a momenti della storia del Novecento, lavori legati al tema della violenza, rievocano via via gli attentati negli Anni di Piombo, le atrocità dell’Olocausto e della lotta di Resistenza fino ai drammi delle trincee della Prima Guerra Mondiale.

Docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna, l’artista si rivolge in particolare al pubblico più giovane, agli studenti che devono essere aiutati a comprendere le radici dell’ambito storico che stiamo vivendo. L’idea di collocare parte delle opere in dialogo con le collezioni storiche del museo nasce dal desiderio di porre un legame fra contemporaneo e passato.  Fra le opere legate a fatti storici recenti e contemporanei sarà presente “Ricordo di Bachelet”, dedicata al giurista Vittorio Bachelet caduto per mano delle Brigate Rosse, mentre conversava con all’allora assistente Rosy Bindi.

L’opera che chiude l’itinerario ideale della mostra «Fuori piombo» è dedicata al Museo Nazionale del Bardo di Tunisi in memoria dell’attentato del 18 marzo scorso. L’opera si compone di due grandi tavole dipinte ad affresco: al termine della mostra il dittico sarà scomposto e mentre una tavola rimarrà a Bassano, l’altra partirà in dono per Tunisi, come pegno di amicizia e solidarietà fra istituti chiamati a custodire l’identità dei popoli. La mostra, patrocinata dalla Regione Veneto e curata da Giuliana Ericani e Sandro Gazzola, sarà inaugurata i mercoledì 27 gennaio alle 18, con una significativa concomitanza con la Giornata della Memoria, nel 71° anniversario della liberazione del lager di Auschwitz.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *