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Terrorismo, quattro arresti. Blitz anche a Vicenza

Operazione antiterrorismo delle forze dell’ordine, quest’oggi, in varie città di Italia, e tra di esse c’è anche Vicenza. Tutto è partito dal web, dai social network in particolare, dove personaggi di vario tipo, kossovari soprattutto, hanno postato frasi che la dicono lunga sul clima e sul fanatismo di questo periodo. Si sono letti post che inneggiavano agli stragisti del 13 novembre parigino, che minacciavano paesi occidentali, e perfino qualcuno che aveva come oggetto il Papa. E così è scattato il blitz.

A muoversi è stata innanzitutto la polizia di Brescia, in collaborazione con la  quella kosovara. Sono state eseguite perquisizioni e arresti, in Italia e in Kosovo. Innanzitutto quattro cittadini kosovari sono stati ritenuti responsabili dei reati di apologia del terrorismo e istigazione all’odio razziale. Uno di essi, quello che è considerato la mente del gruppo e che ha vissuto diverso tempo in Italia, è stato arrestato, in Kosovo, dalle autorità di quel paese, mentre gli altri tre sono stati arrestati in Italia, dove vivevano da tempo. Assieme agli arresti, gli investigatori hanno fatto scattare una serie di perquisizioni a Brescia, Vicenza e Perugia.

L’operazione, condotta dagli agenti della Digos di Brescia e della direzione centrale della Polizia di prevenzione della Polizia di Stato, ha permesso di disarticolare una compagine terroristica che, anche attraverso l’uso dei social network, propagandava l’ideologia jihadista. I riscontri investigativi hanno rivelato la presenza di pericolosi indicatori di fanatismo religioso estremistico a carico dei componenti del gruppo criminale, i quali sul web si mostravano con armi e atteggiamenti che caratterizzano i combattenti del sedicente Stato Islamico.

Nell’ambito dell’operazione sono stati eseguiti l’arresto del capo cellula, come dicevamo rintracciato in Kosovo, l’espulsione di un kosovaro e l’applicazione del regime della sorveglianza speciale, per motivi di terrorismo, nei confronti di un macedone residente a Vicenza, per la prima volta in Italia. La misura è stata applicata sulla base di una richiesta avanzata direttamente dal Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo.

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