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Palazzo Koch, a Roma, sede della Banca d'Italia - Foto: Lalupa (CC 3.0)
Palazzo Koch, a Roma, sede della Banca d'Italia - Foto: Lalupa (CC 3.0)

BpVi, M5S accelera a tutela degli azionisti

Nuova iniziativa del Movimento 5 Stelle a difesa dei risparmiatori che hanno investito nella Banca Popolare di Vicenza. Il gruppo di lavoro che, nel movimento, si occupa della vicenda che riguarda l’istituto di credito vicentino ha infatti in agenda per venerdì’, 10 dicembre, un incontro con la stampa per presentare alcune proposte, e subito dopo farà il punto con gli azionisti e i correntisti della banca Berica. “BpVi: M5S chiede che siano tutelati i risparmiatori” è il titolo dato all’evento che si terrà a Vicenza, al Teatro Astra a partire dalle 17.30. Interverranno i senatori pentastellati Enrico Cappelletti e Gianni Girotto, il deputato Daniele Pesco, il capogruppo in Regione Veneto Jacopo Berti, il presidente di Adusbef Elio Lanutti. Tra i relatori anche il presidente della neo costituita Associazione nazionale azionisti della Banca Popolare di Vicenza, Renato Bertelle.

Quanto alle proposte che verranno illustrate e che saranno al centro dell’azione dei 5 stelle, dobbiamo dire che sono forti, in buona misura provocatorie, e di esse tutto si può dire tranne che fanno qualche concessione ai “poteri forti”. In altre parole, nel mirino dei 5 stelle sembrano esserci soprattutto i pezzi da novanta ed un certa spregiudicatezza bancaria nel suo complesso. A cominciare dalla Banca d’Italia… “Siamo convinti – scrive infatti il Movimento 5 Stelle presentando l’evento e le proposte – che i colpevoli della tragedia finanziaria che ha coinvolto la Popolare di Vicenza non siano solo coloro che hanno gestito la banca in questo ultimo decennio, ma anche i controllori conniventi. Controllori da noi pagati che in realtà facevano da palo. Quindi doppiamente colpevoli”.
Ed a questo punto M5S propone che la Banca d’Italia, con i soldi che riceve gratis mensilmente dalla Bce, acquisti a 62,50 euro le azioni dei risparmiatori che sono rimasti con in mano un pugno di mosche.

“Azionisti – continua M5S – che hanno sottoscritto gli aumenti di capitale, che hanno acquistato le azioni contraendo un mutuo, azionisti diventati tali a seguito della conversione delle obbligazioni convertibili reverse, azionisti che sono stati costretti ad acquistare azioni per ottenere un finanziamento. Consegneranno le azioni a Bankitalia e riceveranno indietro i loro soldi. Circa 2 miliardi di euro. Neanche tanti visto che Bankitalia ne riceve più di 5 al mese, e gratis per giunta. Bankitalia diventerà la prima azionista della Banca Popolare di Vicenza e poi la gestirà come meglio riterrà opportuno. Banca d’Italia dovrà poi essere commissariata e ritornare sotto il controllo del Ministero dell’economia, come Bundesbank, Banque de France, Bank of England”.

Per il Movimento 5 Stelle è inoltre “necessario il ricorso alla Corte Costituzionale contro la sospensione sine die del diritto di recesso. In questo modo sarà ritornata agli azionisti la facoltà di recedere e potranno quindi chiedere di essere rimborsati all’ultimo prezzo stabilito dall’assemblea, 48 euro ad azione”. Dovrebbe anche entrare in scena, secondo M5S, la Regione Veneto, per “contrarre un mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti, di durata trentennale, e rilevare le azioni della BpVi dei piccoli risparmiatori, come esposto nella prima proposta, diventando l’azionista di maggioranza”.

Infine l’ultima idea, la più provocatoria, quella che non sarà mai accettata, forse proprio perché è quella giusta, quella che è davvero dalla parte della gente e del territorio e non tiene conto del punto di vista aziendale. Invoca la scissione in sei parti della Banca Popolare di Vicenza. “Come ci sono le aggregazioni – spiegano gli uomini del Movimento 5 Stelle -, ci sono le scissioni. Poiché il Parlamento ha stabilito che le Banche Popolari con attivi sopra gli 8 miliardi di euro dovranno, entro il 2016, trasformarsi in Spa, proponiamo di scindere la Popolare di Vicenza in 6 più piccole banche popolari del territorio, con attivi inferiori agli 8 miliardi. La Banca Popolare del Sud (Banca Nuova, Sicilia), la Banca Popolare Toscana (ex Cariprato, Toscana), la Banca Popolare Gardenese e Ovest Lombardia (ex sportelli UBI Banca e Intesa), la Banca Popolare Friulana (ex Popolare di Udine, Tarcento e quant’altre), la Banca Popolare dell’Altopiano dei Sette Comuni, la Banca Popolare Vicentina. Sono 6, tutte da 7 miliardi di attivi. In questo modo non sarà necessario quotarsi in borsa ed il territorio avrà nuovamente le sue banche del territorio”.

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