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Il Tracciato della Superstrada Pedemontana Veneta - Immagine tratta da Wikipedia.org (CC)
Il Tracciato della Superstrada Pedemontana Veneta - Immagine tratta da Wikipedia.org (CC)

Pedemontana Veneta al vaglio della Corte dei Conti

Dal senatore del Movimentio 5 Stelle Enrico Cappelletti, riceviamo e pubblichiamo

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Domani, lunedì 21 dicembre, il Movimento 5 Stelle sarà a Roma, presso la sede della Corte dei Conti, dove si svolgerà l’adunanza relativa all’inchiesta sulla Pedemontana Veneta. Saranno presenti, oltre al sottoscritto, i consiglieri regionali Simone Scarabel e Manuel Brusco. Ci saremo per capire nel dettaglio, dunque, se troveranno riscontro le nostre non poche denunce e quali e quante siano le responsabilità facenti capo alle amministrazioni Galan e Zaia, con la complicità (che non manca mai quando si tratta di grandi opere pubbliche da miliardi), di governo e PD.

Il M5S denuncia da anni le illegittimità e la totale assenza di trasparenza che contraddistingue la costruzione della più importante infrastruttura stradale veneta in fase di realizzazione. Abbiamo presentato interrogazioni parlamentari (rimaste “stranamente” senza risposta), fatto innumerevoli richieste di accesso agli atti (inattese), abbiamo dunque rappresentato le nostre preoccupazioni alla Procura della Repubblica di Venezia e presentato articolati esposti all’Anac (che ha conseguentemente ritenuto di aprire un fascicolo d’indagine) e, naturalmente, alla Corte dei Conti.

Dalla relazione preparata dal Giudice Antonio Mezzera, che abbiamo avuto modo di esaminare, non possiamo che rilevare preliminarmente, che molte delle nostre preoccupazioni trovano fondamento:

La costruzione della Pdv, vede numerose situazioni di conflitto di interessi, lievitazioni di costi fuori controllo, eccessivo sbilanciamento di vantaggi, guarda caso, sempre a favore dei privati. Per quanto incredibile possa sembrare, l’intera iniziativa é riconducibile pressoché esclusivamente ai privati, poi incaricati della progettazione ed esecuzione dell’opera.

Più nello specifico, citiamo i punti che riteniamo essere salienti della Relazione della Corte dei Conti. Difficile, di fronte ad un quadro tanto sconfortante, aggiungere ulteriori considerazioni:

La convenzione con il concessionario presenta condizioni di notevole convenienza per lo stesso, ricadendo molti rischi sul concedente; a causa delle clausole accettate dalla parte pubblica, incombe l’alea di un potenziale debito pubblico occulto sulla regione, dal momento che il rischio di mercato risulta sbilanciato a sfavore del concedente; infatti, quanto concordato progressivamente con il concessionario favorisce la copertura economico-finanziaria pubblica dell’opera, oltre ad aumentare il margine di discrezionalità operativa del concessionario. L’obiettivo della realizzazione della concessione nei tempi e con i costi preventivati non si è realizzato; tuttavia, la convenzione garantisce, comunque, al concessionario una gestione di trentanove anni, ponendolo al riparo dal rischio per ritardi sulla progettazione e sulla realizzazione.

Appare incerta la sostenibilità finanziaria dell’opera, viste le previsioni ottimistiche sui volumi di traffico, con il conseguente rischio che gli insufficienti flussi di cassa generati possano produrre ulteriori esborsi pubblici. Il costo di realizzazione, nel corso degli anni, è cresciuto notevolmente, superando, con gli oneri capitalizzati, i 3 miliardi, anche a causa delle rimodulazioni progettuali.

Costante è risultato l’aumento del contributo pubblico. Peraltro, nonostante le assicurazioni, il perfezionamento dei finanziamenti di parte privata non si è ancora realizzato.

La presunta urgenza e le conseguenti modalità operative hanno prodotto una serie di ricorsi, con appesantimento delle attività e una significativa lievitazione dei costi.

Pertanto, le procedure semplificate, se hanno consentito di accelerare i tempi di approvazione dei progetti, hanno aumentato, tuttavia, i conflitti ed i contenziosi.

4. Gestione della concertazione: la concertazione non è risultata efficace, vista la notevole quantità di ricorsi presentati dagli enti locali e dai privati.

5. Il commissario ha assommato in sé tutte le funzioni concernenti l’opera, in conflitto di interesse: conflitti d’interesse derivano dal fatto che il commissario, il responsabile unico del procedimento ed altri appartenenti alla struttura commissariale esercitano o hanno esercitato molteplici funzioni negli enti di appartenenza, assumendo, in tal modo, più ruoli nella vicenda procedurale: il commissario delegato è stato il presidente della Commissione regionale Via che ha approvato il progetto, oltre ad aver cumulato l’incarico di segretario alle infrastrutture della regione, di amministratore delegato di Veneto strade s.p.a. e di vicepresidente del Nucleo di valutazione e di verifica degli investimenti pubblici; il commissario straordinario alla riforma del settore trasporti della regione è lo stesso responsabile unico del procedimento dell’opera.

6. La direzione dei lavori: il concessionario, ha attribuito la direzione dei lavori a un ingegnere residente lontano dai lavori ed, inoltre, già titolare di numerosi altri onerosi incarichi di tale specie (Ing. Perotti, in pendenza di giudizio per tangenti, ndr). Si è, tuttavia, resa necessaria, all’inizio del 2015, la sua sostituzione, per l’arresto dello stesso. Dai contratti di affidamento della direzione lavori, si è rilevata una disparità nei compensi. Nel corso dell’istruttoria, sono stati individuati due contratti stipulati quasi contemporaneamente, che hanno duplicato alcune figure, quali quelle di direttore operativo ed ispettore di cantiere.

7. La struttura commissariale presenta costi rilevanti che si aggiungono a quelli degli organi ordinariamente preposti alle attività ad essa delegate. Peraltro, a causa dei vasti poteri attribuitile ed alla sua non adeguata composizione, è stato necessario il ricorso a consulenze esterne. I controlli dei ministeri competenti e della regione risultano assenti.

8. Il progetto originario dell’opera è risultato carente, tanto da essere oggetto di continue rielaborazioni, già immediatamente dopo l’approvazione del preliminare da parte del Cipe. Anche alcuni enti locali hanno contestato lo scarso approfondimento tecnico dello stesso.

9. Problematiche sui costi di progettazione: Sui costi progettuali, la società Sics s.r.l. afferma di aver sviluppato fra il 60 e il 70 per cento della progettazione definitiva, per 270 mila euro, e la progettazione esecutiva, per un milione e mezzo di euro, seppure con la forma contrattuale di una consulenza specialistica. In maniera del tutto sproporzionata rispetto a ciò, sarebbero stati pagati, invece, a favore della società Igo s.r.l., 34 milioni per attività progettuali, gran parte dei quali spesi in attività in outsourcing. Tale ricostruzione risulta categoricamente contestata dal concessionario.

10. clausole tendenti a limitare il rischio d’impresa del concessionario: con la concessione si attua il trasferimento alla parte privata del rischio di mercato, con il possibile mancato recupero degli investimenti e dei costi sostenuti per la realizzazione e la gestione dell’opera. Pertanto, contrarie alla ratio dell’istituto appaiono clausole contrattuali che evitino perdite al concessionario, garantendogli un introito pari o superiore ai costi che sostiene, con il rischio di creare un debito pubblico occulto con il trasferimento dell’alea all’amministrazione.

11. Problematiche di natura ambientale: il Ministero dell’ambiente ignora, a distanza di tre anni dall’approvazione del progetto definitivo, lo stato dell’evoluzione dell’opera, affermando che le attività “sono, ad oggi, ferme alla fase progettuale preliminare a suo tempo approvata” e dichiara, in dissenso con la procedura adottata, di essere “in attesa della trasmissione del progetto definitivo per l’avvio della procedura di competenza inerente la verifica di ottemperanza alle prescrizioni dettate, come anche richiamato nel dispositivo finale della (…) delibera Cipe”. Lo stesso ministero lamenta la pratica impossibilità di procedere all’attività di monitoraggio ambientale. Il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo stigmatizza che il commissario delegato abbia proceduto all’approvazione del progetto, senza aver “sufficientemente e adeguatamente recepite le valutazioni espresse dalle soprintendenze competenti”.

Nell’audizione del comandante regionale del Veneto del Corpo forestale dello Stato del 28 ottobre 2014 presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad essi correlati, si paventa una forte preoccupazione per le implicazioni dell’opera. “La Pedemontana, infatti, prevede una movimentazione di milioni di metri cubi che passano, lambiscono, attraversano un territorio molto industrializzato, quindi, per sua stessa natura, produttore di rifiuti. Non so se posso esprimermi molto schiettamente, ma non ritengo che i sistemi attuali di controllo siano sufficienti. (…) Credo che, a fianco di grandi cantieri, come (…) la Pedemontana, debba essere istituito un organo controllore a parte speciale (…) che si occupi, specificatamente, di questo. Vedo gli organi ordinari poco efficaci”.

12. Una più penetrante analisi economico-finanziaria dell’investimento, fin dalle fasi iniziali, per valutarne fattibilità e finanziabilità, nonché per definire una corretta allocazione dei rischi associati alla realizzazione ed alla gestione dell’opera, avrebbe contribuito ad evitare le successive, sfavorevoli rimodulazioni per la finanza pubblica.

13. Modesta risulta l’attività di controllo e di monitoraggio dell’opera, anche a causa della direzione dei lavori affidata, per disposizione legislativa, all’esecutore stesso. Va rilevata anche l’assenza di attività in tal senso esercitate dal Ministero delle infrastrutture. Scarsi sono anche i controlli del Ministero dell’economia sulla contabilità speciale.

Il collaudo è stato affidato all’esterno della stazione appaltante, in violazione del canone di buona amministrazione per cui l’aggiudicatore nomina i collaudatori all’interno delle proprie struttura.

14. L’assenza di pubblicità della convenzione: Non è stata data pubblicità alla convenzione accessiva alla concessione; tale assenza di trasparenza ha alimentato dubbi e prodotto un defatigante contenzioso, che si sarebbe potuto evitare, a maggior vantaggio dell’efficienza e dell’efficacia dell’agire amministrativo; fra l’altro, l’insistenza nel non rendere ostensibili atti non connotati da alcuna ragione di riservatezza è stata frustrata dal fatto che la convenzione è, comunque, divenuta di pubblico dominio.

15. L’erogazione delle indennità di esproprio procede a rilento.

16. La Corte dei Conti fa espresso riferimento all’atto di sindacato ispettivo n. 4-03431 presentato a febbraio a firma del Sen. Cappelletti, nel paragrafo dedicato ai potenziali effetti distorsivi di soluzioni più lucrative per il concessionario.

“La necessità di garantire un’adeguata remunerazione per il concessionario può confliggere con l’interesse ad ottenere la migliore soluzione per i cittadini, come messo in evidenza da un recente atto di sindacato ispettivo, dal quale risulta che il commissario ha inviato una lettera alla regione, “in cui si specifica che la continuità delle complanari sul tratto dell’attuale Gasparona, strada provinciale 111, gratuita (il cui sedime accoglierà, in gran parte, la nuova Pedemontana veneta a pedaggio), avrebbe “una conseguente, significativa riduzione del traffico transitabile sulla superstrada” a pagamento e, quindi, “esporrebbe la regione, quale soggetto concedente, ad una significativa richiesta di ristoro economico da parte del concessionario, non tanto connesso alla fase realizzativa delle opere, quanto, piuttosto, a quella della successiva gestione, per il necessario riequilibrio del piano economico-finanziario”, così come stipulato nel project financing”. In definitiva, la strada a traffico libero richiesta da un comune appare non realizzabile, in quanto incompatibile con gli interessi del concessionario, dovendosi considerare il mancato introito dei pedaggi da rifondere allo stesso”.

Sen. Enrico Cappelletti – Movimento 5 stelle

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