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Inquinamento atmosferico in Val Padana in una foto satellitare della Nasa
Inquinamento atmosferico in Val Padana in una foto satellitare della Nasa

Inquinamento atmosferico, Conferenza di Parigi e lavoro

L’aria terribile che si respira in questi giorni, da sola, si è incaricata di rendere evidenti le motivazioni della recente Conferenza sul clima di Parigi e le risoluzioni che vi sono state prese. Ma sbaglieremmo se chiedessimo sempre e solo agli altri di provvedere. Il nostro è uno dei territori più inquinati d’Italia: troppo cemento, troppe auto, troppi camion sulle strade, industrializzazione selvaggia, riscaldamenti fuori misura, etc. Quindi dipende anche da noi e dalle nostre istituzioni, nazionali e locali, decidere se il modello che abbiamo fin qui praticato sia utile o pericoloso. E se sia ancora riproducibile.

Marina Bergamin
Marina Bergamin

Secondo noi è pericoloso, ed è ora di cambiare: meno trasporto privato su gomma e più trasporto pubblico e su rotaia, ovvero più autobus a minor impatto ambientale, metropolitana di superficie, ferrovia, cemento zero. Quindi alcune grandi opere che si hanno in mente, come la Valdastico nord, la Valsugana, il raddoppio di tangenziali o le nuove stazioni per la Tav, andrebbero drasticamente riviste e selezionate. E’ anche una questione di risorse: temiamo che convogliare ingenti risorse sulle infrastrutture materiali indebolisca altri canali di investimento di cui abbiamo urgente bisogno.

Le grandi opere necessarie sono la cura del dissesto idrogeologico, la messa a norma del patrimonio pubblico, il restauro, la cura del sistema idrico integrato, solo per stare sui temi ambientali. Tutti i fatti di questi giorni ci dicono che è lì che dobbiamo andare. Questo è un tema particolarmente delicato per il sindacato perché ha a che fare, spesso, con il lavoro. Quando si parla di polveri sottili, di pfas, di cromo esavalente, di amianto, si additano come colpevoli le aziende (e molte volte lo sono) e i sistemi di produzione, e qualcuno dice “chiudiamo tutto”.

Noi non possimo e non vogliamo mettere in contraddizione salute e lavoro, e dobbiamo impegnarci perché chi ha inquinato e inquina paghi e bonifichi, senza eccezioni. Inoltre le istituzioni preposte (Arpav, Spisal, enti locali) controllino e intervengano. Chi lavora all’interno deve avere garantite salute e sicurezza, allo stesso modo della cittadinanza, e al sindacato spetta vigilare e contrattare. Spetta ai cittadini invece chiedere informazioni e metodi di partecipazione democratica.

Questo deve essere il grande impegno, insieme allo stimolo forte verso chi di dovere, affinchè quanto scritto nel documento finale di Parigi passi dall’enunciazione a fatti concreti, verificabili e censurabili. Quel documento è importante e traccia un percorso, ma non contiene il livello di ambizione e di urgenza che la drammaticità della situazione richiede. Quello della giustizia climatica deve rientrare tra i principali diritti dell’uomo poiché ne va della sua sopravvivenza. Questi diritti sono contenuti nel preambolo del documento di Parigi (e non era nemmeno scontato) ma devono diventare più prescrittivi e non negoziabili.

Cgil e Ces (Confederazione europea dei sindacati) chiederanno al governo e ai datori di lavoro di aprire un confronto serrato su decarbonizzazione, enegia pulita e posti di lavoro, perché il documento di Parigi non resti lettera morta, e per affrontare, anche per questa via, le diseguaglianze planetarie che stanno mortificando i popoli.

Marina Bergamin – Segretaria generale Cgil Vicenza

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