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In Italia, il cielo è grigio sopra la banca

Poche volte in passato le banche italiane sono state oggetto di critiche da parte dell’opinione pubblica, e non solo, come in questo periodo. A livello locale, tutto questo riguarda soprattutto la Banca Popolare di Vicenza, che cerca di rifarsi un’immagine rinnovando i propri vertici dopo la bufera scatenata dall’inchiesta e dalle perquisizioni dei mesi scorsi. Le accuse, per coloro che guidavano le danze in passato, sono di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, ed hanno causato le dimissioni, tra gli altri, di Gianni Zonin, che ha guidato la banca per vent’anni. Ultime in ordine di tempo, sono arrivate ieri anche quelle di Giuseppe Zigliotto, attuale presidente di Confindustria Vicenza, per altro, nei mesi precedenti, anche critico a volte nei confronti dello stesso Zonin.

Stefano Dolcetta
Stefano Dolcetta

Non pochi sottolineano il fatto che Zigliotto, anch’egli tra gli indagati, poteva lasciare il cda della Popolare prima, sebbene l’ombra che grava su di lui, come riporta oggi lo stesso Giornale di Vicenza parlando, praticamente, del suo editore, è quella di essersi liberato di una parte delle sue azioni della banca, per 5 milioni di euro, prima che si deprezzassero. Avranno davvero un bel lavoro da fare, il nuovo presidente, Stefano Dolcetta, e l’amministratore delegato, Francesco Iorio, per sistemare le cose e ripulire l’immagine della “cassaforte dei vicentini”. Un momento decisivo sarà a metà marzo, quando BpVi affronterà l’esordio a Piazza Affari e inizierà la sua navigazione nei tempestosi mari del mercato azionario. Quanto varranno davvero le azioni della banca vicentina? E’ la domanda che angoscia migliaia di piccoli risparmiatori, ai quali non è stato invece possibile vendere i loro titoli prima che la tempesta iniziasse.

Francesco Iorio
Francesco Iorio

Su questo fronte bisogna anche registrare alcune iniziative e prese di posizione di queste ore. Tra di esse una del Movimento 5 Stelle, che si staglia come una nube piuttosto minacciosa sulla banca di viale Framarin. Verrà presentata nella serata di venerdì 4 dicembre, a Castelfranco Veneto, nel trevigiano, e riguarderà gli azionisti sia della Popolare di Vicenza che di Veneto Banca. L’incontro sarà con le associazioni di consumatori Adusbef, Altroconsumo, Associazioni Azionisti e il senatore pentastellato Enrico Cappelletti. In discussione ci sarà l’ipotesi di una class action contro i due istituti di credito. L’appuntamento è presso la scuola media Giorgione, in via Alessandro Volta 3.

Da segnalare infine anche una dura presa di posizione del senatore della Lega Nord Filippo Busin, che ha avuto ieri parole di fuoco, in aula, alla Camera. Sebbene si riferisse alle ultime scelte del governo Renzi per il sistema bancario, ovvero al così detto decreto salva-banche, Busin non ha mancato di porre l’accento anche sulle vicissitudini dei piccoli azionisti della Banca Popolare di Vicenza. Come dicevamo, il parlamentare commentava il contestato decreto, varato il 22 novembre, mentre ieri alla Camera erano in discussione le pregiudiziali di costituzionalità sul provvedimento presentate da Forza Italia, Movimento 5 Stelle e Lega Nord. “Il decreto salva-banche è una truffa – ha detto Busin -, uno strumento che il governo usa per sparare su cittadini inermi, sottraendo loro i risparmi di una vita, e per salvare gli amici degli amici. Uno schiaffo alla morale, all’etica e all’onestà: Renzi tutela dirigenti strapagati, presidenti e membri dei consigli di amministrazione, fra i quali il padre della ministra Boschi”

“Ci sono centomila risparmiatori – prosegue Busin – di Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio e Cassa di Risparmio di Chieti, che vedono vergognosamente azzerati  i loro risparmi per circa 1,2 miliardi. Una sorte che li accomuna ai duecentomila azionisti della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca: per loro non ci sono tutele. Eppure secondo l’articolo 3 della Costituzione tutti i cittadini hanno pari dignità senza distinzioni di condizioni sociali, ma qui la loro dignità viene calpestata, i loro diritti ignorati. Questo decreto non è solo contrario alla Costituzione, ma calpesta l’etica, la morale e ogni senso di giustizia. E’ semplicemente una truffa, una vergogna”.

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