Giù le mani dalle Banche di Credito Cooperativo!

Credo che ormai quando Renzi si guarda allo specchio veda riflessa l’immagine del Grande Corso. La conferma arriva dalle sue dichiarazioni sulla riforma delle Banche di Credito Cooperativo. Il Nostro vuole che esse si fondano per replicare il modello del Crédit Agricole, “che è la terza banca francese”. Ricordo che anche il Montepaschi era la terza banca italiana, prima che fosse travolto dalle note vicende, le quali dovrebbero essere note anche al presidente del consiglio e segretario di quel partito che ha sempre considerato il Mps “cosa loro”.

Il teorema che grande è sempre bello, non poggia su basi solidissime. In più calato su una realtà come quella delle BCC diventa del tutto fuori luogo. Le BCC sono banche mutualistiche che fanno della loro vocazione territoriale la ragione della loro esistenza. Non esistono, dopo la soppressione forzata delle popolari – anche questa di matrice renziana -, altre banche che possano servire il territorio (leggi piccole imprese artigiane e agricole) come le BCC. Banche, tra l’altro, che hanno retto benissimo la crisi, molto meglio dei modelli di riferimento renziani quali Intesa e Unicredit che hanno decimato il loro valore dall’inizio della crisi.

Le BCC hanno avuto qualche problema, che si sono sempre risolte da sole; sono autonome, non hanno mai chiesto niente a nessuno e oggi sono, ripeto, l’unico soggetto in grado di ascoltare le esigenze di piccoli risparmiatori e piccoli imprenditori. Adesso Renzi che si è messo a giocare al banchiere vuole togliersi il capriccio di creare un Crédit Agricole anche in Italia. Tra l’altro, persino Bankitalia, attraverso il dottor Barbagallo in un’audizione a camere congiunte, si è schierata a favore dei due gruppi. Il Renzi se ne infischia pure di questo, lui vuole il Crédit Agricole italiano. Per favore fermatelo!

È sbagliato perfino costringerle a formare un gruppo unico, così come propone Azzi. I gruppi dovrebbero essere due: il cosiddetto nord-est ha tutte le potenzialità per dar vita ad un gruppo di BCC molto omogeneo, efficiente e vocato appunto al sostegno del nostro sistema imprenditoriale. Dopo aver perso le popolari, non è possibile incatenare anche le BCC ai sogni sconclusionati di grandezza del Nostro novello Napoleone. Il quale ha sicuramente un conto aperto con queste banche perché le ha costrette a partecipare al salvataggio delle quattro famose banche governate anche dai perenti dei suoi ministri. Forse il Nostro vuole vendicare Denis Verdini, il quale ne ha gestita una con scarsissime fortune. Faccio un appello ai nostri parlamentari affinché in un sussulto d’orgoglio spendano una parola a favore di questa struttura strategica per il nostro territorio.

Antonio Guadagnini – Consigliere regionale di Indipendenza Noi Veneto

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