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Confesercenti Vicenza: “Non c’è ancora ripresa”

Fine anno, come sempre, tempo di bilanci, soprattutto sul fronte economico. In molti parlano di ripresa, ma ancora di più sono quelli che invece tutta questa ripresa non la vedono affatto.  Tra di essi c’è soprattutto il mondo del commercio al dettaglio, per il quale si deve parlare di un saldo negativo per il 2015, con 29 mila imprese che hanno chiuso i battenti, tra negozi bar e ristoranti. Il bilancio è forse meno negativo rispetto agli anni precedenti, ma non si può ben sperare visto che anche le nuove aperture rallentano. Le aziende che hanno aperto sono infatti ben ottomila in meno rispetto al 2014.

“La ripartenza dei consumi – spiega Vincenzo Tamborra, presidente di Confesercenti Vicenza – è ancora troppo contenuta, legata a momenti speciali come il Natale per poter rappresentare un’inversione di tendenza. La brusca frenata sulle nuove aperture ha però cause non contingenti, tra le quali il permanere della stretta sul credito alle piccole imprese, sia finalizzato a sostenere possibili disallineamenti fra incassi e pagamenti, sia per gli investimenti. E poi, ci sono il calo degli utili nelle imprese del commercio a Vicenza, che è di oltre il 10% negli ultimi cinque anni, ed il permanere di una fiscalità ai massimi in Europa. Per ripartire bisogna quindi aiutare le imprese e ridurre la tassazione che grava oggi per quasi il 50%”.

Le imprese non finanziarie che occupano meno di venti addetti, che in Italia rappresentano il 98,3% del tessuto economico e contribuiscono all’occupazione per il 58,0%, sono destinatarie di un modesto 19,6% del credito alle imprese (ultimi dati ufficiali Istat), evidenziando un “credit-gap” di oltre 20 punti percentuali rispetto alle banche.

“L’abbondante liquidità – riprende Tamborra – messa a disposizione delle banche dalla Bce è servita a ridurre il livello dei tassi d’interesse applicati sui prestiti, ma non è riuscita a far ripartire il credito a favore delle imprese, specie quelle di minore dimensione. Il comparto commerciale e turistico conferma che il credito non funge da leva per la ripresa e lo sviluppo, dal momento che sono proprio le sue imprese minori a soffrire maggiormente la discriminazione creditizia. Le recenti vicende che hanno interessato il mondo bancario, pur nella contraddittorietà delle soluzioni proposte, sono la prova che la crisi affonda le sue radici anche e soprattutto nel sistema bancario e nelle sue scelte. E’ importante che il sistema bancario si riposizioni verso le forze vitali dell’imprenditoria diffusa e attui una politica di valorizzazione del sistema confidi. Quello che serve è una politica economica espansiva, che non si ottiene senza rimuovere gli ostacoli che la piccola impresa affronta in termini di credito, fisco e burocrazia”.

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