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M5S e associazioni contro l’estremismo venatorio

Nuova mozione del Movimento 5 Stelle di Vicenza nella quale si propone al Consiglio comunale del capoluogo berico di esprimersi a sostegno della incostituzionalità della  legge regionale sugli appostamenti per la caccia, tutt’altro che precari, approvata il 25 novembre dal Consiglio regionale del Veneto. “La sua approvazione – mette in evidenza Daniele Ferrarin, firmatario della mozione –  rappresenta l’ennesimo favore alla potentissima lobby dei cacciatori, a cui ancora una volta la Regione Veneto si piega a costo di approvare una legge palesemente incostituzionale, in contrasto con le precedenti pronunce della stessa Corte che aveva già bocciato la prima versione della legge veneta”.

“Nonostante le dimensioni di queste strutture – continua Ferrarin -, che possono raggiungere parecchi metri di altezza, la legge regionale, a dispetto di tutte le previsioni ambientali, le considera interventi liberi e dispone che per esse non sia necessaria alcuna abilitazione: niente titolo edilizio né autorizzazione paesaggistica per strutture che di fatto sono fisse”. Bisogna ricordare che il progetto di legge regionale era stato presentato dal consigliere Sergio Berlato, “noto cacciatore da sempre a favore delle più estremiste posizioni del mondo venatorio” come lo definivano nei giorni scorsi le associazioni Lipu, Lav, Lac e Enpa, quelle cioè che operano in difesa degli animali e per limitare i danni causati da una troppo lassista politica a favore della caccia”.

“La proposta di Berlato – spiegano le associazioni – prevede la liberalizzazione della costruzione degli appostamenti. Si potrà costruire ovunque, su tutto il territorio regionale, appostamenti in legno e ferro alti decine di metri fino al limite della chioma degli alberi, senza dover chiedere alcun permesso edilizio per la loro costruzione e senza dover dimostrare la disponibilità del proprietario del terreno sul quale saranno edificati, se non tramite un’autocertificazione”. Secondo il mondo animalista tutto questo è “una violazione delle norme nazionali poste a tutela degli animali selvatici che comporterà, inevitabilmente e come già successo nel 2013, il deferimento della Regione Veneto alla Corte Costituzionale”.

A lasciare perplessi sarebbe ad esempio il fatto che “i cacciatori potrebbero edificare gli appostamenti senza dover sottostare a quelle norme in materia edilizia che invece riguardano tutti i cittadini, svuotando così il valore dei piani regolatori dei comuni che non potranno decidere dove consentire l’installazione di costruzioni assai lesive del paesaggio e dell’ambiente. E creando sperequazione tra i cittadini, come nel caso degli agricoltori che per poter costruire un capanno degli attrezzi sul loro terreno devono essere in possesso delle regolari autorizzazioni edilizie, mentre i cacciatori, sullo stesso terreno, potranno costruire senza dover richiedere alcun permesso”.

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