giovedì , 21 Ottobre 2021

Albergo cittadino, lettera aperta alla giunta di Vicenza

Da Giovanni Licata, ospite dell’Albergo cittadino di Vicenza, struttura adibita momentaneamente all’accoglienza notturna delle persone residenti in situazione di grave emarginazione, riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta che segue, inviata alla giunta comunale di Vicenza.

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Gentili assessori,

Giovanni Licata
Giovanni Licata

vi invio questa lettera aperta per fare alcune considerazioni. Il giorno 2 novembre 2015 i media locali danno la notizia della scomparsa del dottor Guido Pollini. Un amico dalla vita avventurosa, negli alti come nei bassi, che ho avuto modo di conoscere quale ospite dell’albergo cittadino nella pertinenza di via dei Mille. I media locali quel giorno riprendono anche alcune mie dichiarazioni con le quali denuncio, per l’ennesima volta, la situazione di abbandono in cui versa l’albergo cittadino, soprattutto a causa di una politica fallimentare delle molte amministrazioni comunali che a Vicenza si sono succedute negli anni, incluse le ultime due, che non hanno certo brillato. A questo si aggiungano le prese di posizione e le denunce pubbliche fatte in tal senso dal sottoscritto, che sono perennemente cadute nel vuoto.

Proprio il giorno 2 novembre in tarda mattinata ho ricevuto una inaspettata visita da parte dell’assessore al sociale Isabella Sala accompagnata da una funzionaria dell’assessorato. Uso il termine inaspettata perché per mesi ho cercato, invano, un contatto degno di questo nome con il referato coordinato dalla dottoressa Sala. Stranamente, poche ore dopo la pubblicazione sulla stampa delle mie dichiarazioni, ho avuto l’onore di una visita tanto importante, durante la quale, la stessa Sala, stizzita per quanto da me raccontato agli organi di informazione, mi spiega che a breve l’ufficio stampa del Comune di Vicenza avrebbe replicato ai miei addebiti, in quanto assolutamente ingiustificati. Ormai è passato un mese e di quella replica non c’è traccia.

Ma quello che umanamente mi dà fastidio è anche la tempistica di quella visita, avvenuta qualche giorno dopo il decesso di Guido. Ora, che è passato un po’ di tempo dal lutto, non posso non esprimere il mio rammarico per quanto accaduto. Mezza Vicenza sa infatti che in seno al Pd, partito di cui fa parte l’assessore al sociale, c’è una guerra in corso, seppur a bassa intensità, tra i pretendenti al trono di futuro sindaco di Vicenza, quando Achille Variati terminerà il suo mandato. In questa competizione sotterranea i nomi di maggior peso sono quelli di Jacopo Bulgarini D’Elci, attuale vicesindaco, di Giacomo Possamai, capogruppo del Pd in sala Bernarda, del consigliere comunale democratico Raffaele Colombara, del presidente del consiglio comunale Federico Formisano, sempre del Pd, e naturalmente di Isabella Sala. Non è che la inaspettata visita sia il frutto, più o meno inconscio, del desiderio di tenere a bada un umile ospite dell’albergo cittadino che in qualche modo, con la sola arma della sua parola, può offuscare le chanche della dottoressa Sala? Siamo sicuri che un assessore che si comporta così abbia le carte in regola, etiche prima che politiche o amministrative, per sedere in una giunta municipale da assessore? E da sindaco?

Ad Isabella Sala ribadisco che il sottoscritto non ha alcuna intenzione di rinunciare alle sue prerogative costituzionali, a partire dalla possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero, soprattutto quando questo è sostanziato dai fatti, per non disturbare la manovra di palazzo di turno. E all’assessore Sala, che al funerale di Guido ha fatto sfoggio di presenza, dico di più: lasci fuori i morti da queste congiure al baccalà.

Giovanni Vincenzo Licata

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