Valdagno, torna la rassegna dedicata alla filosofia

Ancora una volta Valdagno fa rima con filosofia. Dopo il successo delle passate edizioni, infatti, torna l’appuntamento con la stagione dedicata al pensiero e alla speculazione filosofica, che inizierà il primo dicembre e che affronterà il tema del dialogo interculturale. Il ciclo di incontri è organizzato dall’amministrazione comunale, in collaborazione con la Società filosofica italiana (Sfi), sezione vicentina, un’associazione che unisce professionisti della ricerca e dell’insegnamento a semplici cultori. Tutte le serate in programma sono ad ingresso libero e si terranno in sala Marzottini, in via Marzotto, a Valdagno, alle 20.30. Oltre che un aggiornamento per i docenti, gli incontri daranno diritto al riconoscimento di crediti formativi per gli studenti che parteciperanno.

Sarà il presidente della Sfi vicentina, Michele Di Cintio, ad inaugurare la rassegna 2015-2016, il primo dicembre, con una serata dal titolo Che cos’è il dialogo interculturale? Il ruolo della filosofia per il confronto e incontro di civiltà. Per quanto riguarda le altre serate, il 12 gennaio, la parola passerà ad Ylenia D’Autilia, che parlerà del Valore della sapienza orientale: confucianesimo e taoismo. Sarà sempre Ylenia D’Autilia a curare, il 19 gennaio, l’incontro Io e il mondo nel pensiero buddista.

Il 2 febbraio poi, Michele Lucivero condurrà una serata dedicata a Nuovi spunti per un dialogo interculturale tra Islam e Cristianesimo. A chiudere la rassegna, il 16 febbraio, sarà Di Cintio con un evento dedicato alla Saggezza africana e pellerossa: un confronto con l’Occidente sul senso della vita. In questa pagina, è possibile consultare una biografia dei relatori.

“La collaborazione con la sezione vicentina della Società filosofica italiana – ha commentato l’assessore alle politiche culturali del Comune di Valdagno, Michele Vencato – si rinnova anche quest’anno con nuovi incontri e nuovi temi su cui dibattere. Abbiamo voluto proporre diverse riflessioni per dare ai partecipanti gli strumenti per interpretare il contemporaneo, fuori dai sofismi preconfezionati dei salotti televisivi. Ne è emerso un messaggio sull’importanza di costruire un dialogo tra culture, per esaltarne i valori comuni e approfondire quelle che in modo fin troppo frettoloso definiamo differenze”.

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