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Vicenza, test alluvione per la Protezione civile

Bilancio positivo per la Rab (Recoaro, Agno, Bacchiglione), esercitazione che si è svolta ieri a Vicenza e che ha messo a dura prova Comuni, Provincia, centri operativi e Centro coordinamento dei soccorsi (Ccs) coinvolti. Questa simulazione dell’alluvione che, nel novembre 2010, ha colpito il vicentino, ha consentito di avere risposte importanti anche sulla criticità ancora da limare. Non si è trattato di una semplice giornata di addestramento, ma di un vero e proprio test incentrato sulla tempestività, nell’emergenza, di verificare le comunicazione ed il flusso di comando.

La simulazione Rab ha impegnato sei Centri operativi comunali (Coc) in due fattispecie di rischio, quello idrogeologico, nel territorio di Recoaro Terme, e quello idraulico, lungo l’asse del Bacchiglione, nei territori di Caldogno, Dueville, Vicenza, Longare e Montegalda. Diverse le finalità che si sono volute mettere alla prova. Dal testare i Piani di emergenza provinciali e comunali, alla verifica della risposta e del funzionamento del sistema di Protezione civile, ma anche la possibilità di omogeneizzare le procedure tra le varie organizzazioni. L’esercitazione si è caratterizzata per il copione segreto e anche per la procedura di lavoro per posti di comando, proprio al fine di provare il coordinamento e le procedure tra istituzioni. Dalle 7 del mattino, fino alle 13, gli scenari sono stati, di volta in volta, svelati dalla Provincia, che ha comunicato ai singoli COC dei Comuni interessati le situazioni di emergenza da affrontare sito per sito.

“Tutto – ha ricostruito il funzionario provinciale Chiara Garbin, coordinatore dell’iniziativa – è cominciato giovedì scorso con le segnalazioni meteo. Gli scenari sono stati costruiti su un diagramma di piena del Bacchiglione, con riferimento all’idrometro di Ponte degli Angeli e, per semplificazione, lo stesso diagramma è stato preso come riferimento anche dagli altri Comuni partecipanti. Ogni scenario è stato collocato in ordine cronologico, sulla base del livello crescente del fiume, per cui si è proceduto in sequenza logica”. Questo, dunque, ha determinato l’attivazione dei volontari da parte dei Coc: 35 a Caldogno, 38 a Dueville, 28 a Longare, 41 a Montegalda, 92 a Vicenza e 66 a Recoaro. Vanno anche aggiunti i 30 volontari della sala operativa e pure i 16 figuranti disseminati nel territorio. “Un altro centinaio, poi, – ha continuato Garbin – è rimasto, pazientemente, a disposizione e, per questo, va ringraziato. Del resto, i sindaci dei Comuni coinvolti erano all’oscuro degli effettivi scenari di rischio e questo poteva determinare, come è successo, una discrepanza tra il numero di richieste da loro effettuate e quanto stimato in via preventiva dagli organizzatori”.

Una delle novità di questa operazione calata nella realtà è stata la messa in sicurezza dei beni culturali, come l’impacchettamento ed il trasporto, ai piani superiori, dei quadri del museo di palazzo Chiericati. La squadra che si è occupata di questo “trasloco” era composta dai volontari del Nucleo tutela beni culturali di Venezia. Nello specifico, vi hanno preso parte un caposquadra, uno schedatore, un fotografo, due imballatori, due trasportatori e un autista. Il tutto si è svolto sotto la supervisione di un funzionario della Soprintendenza e si è trattato di una novità per Vicenza, città dell’Unesco, ma forse anche per il Veneto.

“È stata – ha commentato il presidente della Provincia di Vicenza, Achille Variati – una esercitazione che ha saputo creare dialogo e che ha consentito di fare sistema tra le istituzioni, attraverso il tavolo di lavoro che ha raccolto Autorità di bacino, Genio civile, Consorzi di bonifica, Arpav, Regione e Provincia”. Le operazioni si sono svolte anche sotto gli occhi dell’assessore regionale alla Protezione civile e all’ambiente, Gianpaolo Bottacin, e degli osservatori del Centro regionale di formazione di Protezione civile,

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