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Una protesta di richiedenti asilo nel vicentino (Foto d’archivio)
Una protesta di richiedenti asilo nel vicentino, di qualche anno fa... (Foto d’archivio)

Profughi, Vicenza ai Vicentini contro il prefetto

Movimenti della destra estrema vicentina in fibrillazione in questi giorni. Come diciamo in altra pagina del giornale gli skinheads della nostra città hanno preso di mira ieri le sedi del Partito Democratico e della Caritas, colpevoli ai loro occhi di favorire l’immigrazione extraeuropea nel nostro Paese. Oggi invece interviene il gruppo Vicenza ai Vicentini che, sugli stessi contenuti, pare avere ultimamente un bersaglio prediletto nel prefetto di Vicenza Eugenio Soldà. Il gruppo tra l’altro annuncia di avere in programma una manifestazione di protesta per la serata di giovedì 3 dicembre, alle 21. La “mobilitazione” che auspica Vicenza ai Vicentini, quantomeno quella di cui parla, dovrebbe avvenire di fronte all’edificio di Corso San Felice, a Vicenza, dove sono ospitati dei profughi.

Eugenio Soldà
Eugenio Soldà

Già, perché oggetto delle critiche è proprio la scelta del prefetto di trasferire una ventina di giovani profughi extracomunitari da Cesuna (una patata bollente ormai da tempo) a Vicenza, in un edificio in Corso Santi Felice e Forturato (o… San Felice, come si dice più spesso parlando tra di noi). Ancor più della scelta, il gruppo di destra sembra criticare il prefetto per alcune parole che avrebbe detto, in particole per aver giustificato la scelta dicendo che quella zona è comunque “degradata di suo”. Per rendere meglio il concetto secondo il quale l’Italia andrebbe verso uno stato di disordine a causa del fenomeno dell’immigrazione, il gruppo evoca anche un fenomeno fisico suggestivo, tipico della termodinamica, come l’entropia…

“Per rimettere le cose al loro giusto posto, in ordine – si legge nella nota di Vicenza ai Vicentini -, per contrastare l’entropia, serve una grande forza, la forza di volontà, quella che si oppone allo svilimento, quella che richiede di rimboccarsi le maniche, di agire, quella che richiede fatica. Ecco perché giovedì scenderemo in strada. Troppo comodo arrendersi, abbandandonarsi allo status quo. Significherebbe lasciare campo aperto alla degenerazione, al degrado”.

“Come non rimanere basiti – continua -, di fronte alle parole di un prefetto, che con un atto d’imperio, volutamente ignorando la volontà popolare, ha deciso di trasferire questi presunti profughi in Corso San Felice. Un prefetto che giustifica poi le sue scelte con affermazioni come Io l’accoglienza la devo fare e devo lavorare cercando di fare meno danni possibili alla comunità, dovrebbe avere il coraggio di dimettersi ed abbandonare la propria comoda poltrona. Caro prefetto, noi non la paghiamo per fare pochi danni, tuttaltro, Lei è al nostro servizio per non farne affatto, anzi per prevenirli”.

“E poi – si legge in conclusione -, che vuol dire che la zona è degradata di suo? Non ci dobbiamo curare del nostro corpo perché la sporcizia si accumula comunque? Non dobbiamo combattere le infezioni perché tanto esistono lo stesso e si ripresentano di nuovo? A che serve lavare le stoviglie tanto si sporcheranno ancora! Dobbiamo accettare il degrado perché lo ha deciso il prefetto?”

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