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Il presidente della Repubblica Enrico De Nicola firma la Costituzione della Repubblica Italiana. Era il 27 dicembre 1947
Il presidente della Repubblica Enrico De Nicola firma la Costituzione della Repubblica Italiana (1947)

M5S, ciclo di incontri sulla riforma costituzionale

Come molti certo sapranno, il governo Renzi sta portando avanti una riforma costituzionale che, se andasse in porto, cambierebbe molte cose nel nostro Paese, e non in meglio. Al di là delle valutazioni che si possono fare sui vari aspetti di architettura istituzionale, dalla nuova legge elettorale alla abolizione, di fatto, del Senato, la tendenza in atto sembra essere quella di accentrare il potere, rendere difficile ogni opposizione nei confronti di manovra le leve della società, addormentare le coscienze dei cittadini.

Tra i più determinati oppositori della linea governativa di riforma della Costituzione c’è il Movimento 5 stelle che, sull’argomento, sta organizzando un ciclo di incontri, il primo dei quali si terrà a Montecchio Maggiore, domani sera, venerdì 6 novembre, alle 20.30 presso la sala civica Corte Delle Filande, in via Alcide De Gasperi. “Sarà questa la più importante delle battaglie del Movimento 5 stelle, di sempre”, si legge nella presentazione del ciclo di incontri…

“Discutere della riforma costituzionale più inutile e dannosa della storia della Repubblica Italiana – spiega infatti Enrico Cappelletti, senatore vicentino del movimento – può sembrare una cosa lontana dalle esigenze della vita di ogni giorno. Apparentemente non ha nulla a che fare con la corruzione, con la riforma delle pensioni o con il lavoro che non c’é. Ma in realtà non é così. Dalla Costituzione derivano la forma dello Stato e le stesse regole di convivenza civile del nostro paese. Dalla Costituzione deriva il nostro stesso futuro”.

“Era stata definita la più bella del Mondo – ricorda Cappelletti -. Adesso é vittima di un attacco senza precedenti. Se passerà la riforma votata da Renzi, con l’apporto essenziale di Verdini, il nostro Paese non sarà più lo stesso. Gli stessi concetti di democrazia, di partecipazione e di libertà, non saranno più gli stessi. Se passasse questa riforma, daremo in eredità ai nostri figli un’Italia peggiore di quella che abbiamo ricevuto noi, dai nostri padri. Ed anche il pensare di modificarla ulteriormente, una volta andati al governo, sarà comunque oltremodo arduo”.

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