Sgominata banda che spacciava marijuana

L’operazione è stata chiamata “Marijuana Express” e, condotta dalla Guardia di Finanza di Vicenza, ha portato all’arresto di undici corrieri della droga che, nel vicentino, rifornivano prevalentemente la città e la zona di Campo Marzo. Le indagini sono iniziate a ottobre del 2014 quando, dopo un controllo, la Sezione mobile del Nucleo di polizia tributaria ha avviato un’ attività di contrastare al flusso di stupefacenti che da Roma e arrivava a rifornire diverse piazze di spaccio tra le province di Vicenza e Verona. In circa un anno di indagini, con intercettazioni telefoniche, pedinamenti, appostamenti, perquisizioni ed acquisizioni di testimonianze, le Fiamme Gialle hanno denunciato 18 persone per spaccio di sostanze stupefacenti, 12 sono state le misure cautelari personali, 7 gli arresti in flagranza di reato, 12 i chili di droga sequestrati (soprattutto marijuana, ma anche cocaina ed eroina).

Gli arrestati ricevevano la droga da corrieri nigeriani provenienti da Roma. Questi si spostavano usando treni in orari notturni, trasportando, per ciascun carico diversi chilogrammi di stupefacente che, una volta giunto nelle stazioni venete, veniva smistato agli spacciatori nelle varie piazze. In seguito, la droga veniva distribuita ai vari pusher di zona, che si occupavano della vendita al dettaglio. La droga che giungeva a Vicenza era destinata al centro città e, in particolare, ai giardini di Campo Marzio, dove veniva venduta a clienti quasi tutti italiani, ad ogni ora del giorno e della notte. Le indagini svolte hanno permesso di smantellare un’organizzazione criminale costituita, quasi esclusivamente, da soggetti di origine nigeriana, attivi, con diverse mansioni, tra Roma e le due province venete di Vicenza e Verona.

Come già riscontrato in altre indagini, anche in questo caso molti dei soggetti indagati vivono in Italia grazie a permessi di soggiorno per motivi umanitari, mentre altri risultano clandestini. Tra l’altro, nessuno risulta esercitare alcuna attività lavorativa, dimostrando di vivere esclusivamente dei proventi dello spaccio. Per rendere l’idea dello spessore criminale dei soggetti in questione, è stato accertato che neppure misure cautelari restrittive della libertà personale sono state, finora, in grado di dissuaderli dal compiere azioni criminali. Infatti, alcuni di loro avevano sospeso la propria attività illecita solo quando erano detenuti in carcere, mentre una delle due donne colpite da ordinanza continuava a spacciare da casa nonostante si ritrovasse già agli arresti domiciliari per il possesso di 11 chili di marijuana.

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