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Sembra proprio il caso che si regolamenti con una legge il fenomeno dell'Home Restaurant
Sembra proprio il caso che si regolamenti con una legge il fenomeno dell'Home Restaurant

Confesercenti Vicenza vs Home Restaurant

Home restaurant, evento che permette agli amanti dei fornelli di esibire il proprio talento, oppure attività abusiva da perseguire? Secondo Confesercenti Vicenza, prevale la seconda opzione. L’home restaurant, ovvero quell’attività che prevede di trasformare la propria abitazione privata in un ristorante a pagamento, aperto ad amici, conoscenti, ma anche a sconosciuti, è dunque considerato dall’associazione dei commercianti un’attività che ha poco di social e molto di illegal. Le origini di questo modo di concepire la ristorazione vengono fatte risalire ai guerrilla restaurant di New York, ristoranti improvvisati, temporanei e itineranti. Ben presto il social eating ha messo radici e si è convertito negli home restaurant, che trovano spazio nelle cucine domestiche di tutto il mondo. Con svariate piattaforme dedicate, che permettono di promuovere questi eventi “poco rispettosi di igiene e norme”, secondo Confesercenti, internet ha dato una grossa mano alla loro diffusione. Ma anche il vuoto normativo nel settore ha fatto la sua parte.

Per inquadrare il fenomeno in Italia, uno studio Cst per Fiepet Confesercenti, riporta che, a dicembre 2014, i cuochi social nostrani sono più di 7 mila, ma i numeri sono in crescita. Con le loro proposte, questi “ristoratori amatoriali” sono presenti su tutto il territorio nazionale e, anche a Vicenza, si possono trovare cene ed eventi dai 15 sino a oltre 40 euro, un costo meno economico di quanto ci si aspetterebbe. L’indagine mostra anche altri numeri. Si parla infatti di 86 mila appuntamenti social eating proposti nel 2014, con una percentuale di riuscita del 43,2%, che corrisponde a più di 37 mila eventi andati a buon fine, con 300 mila partecipanti, che in media hanno sborsato 23,70 euro a testa. Sulla base dei valori emersi dall’indagine, si stima dunque che l’universo degli home restaurant nel nostro paese abbia generato introiti pari a 7,2 milioni di euro. Il problema è che questo fenomeno rappresenta una forma di evasione e di concorrenza sleale.

Una nota in proposito diramata da Confesercenti fa notare che mentre i pubblici esercizi regolari devono adattarsi e ad aggiornarsi alle molte nuove normative, queste attività passano sopra a tutti gli obblighi igienico sanitari oltre che a quelli economico erariali. “Il rispetto o meno delle regole – commenta il presidente di Confesercenti Vicenza, Vincenzo Tamborra – cui sono sottoposti gli operatori economici è uno degli elementi che qualificano il funzionamento dell’economia e ne determinano capacità di sviluppo e qualità. Mercati e imprese sono sottoposti a un eccesso di carico regolatorio. Costi, burocrazia, peso amministrativo, normative causano danni quando un grande numero di operatori riesce a eludere le regole con la contraffazione e l’abusivismo. Questa area grigia di abusivismo rappresenta una delle principali criticità che le imprese si trovano ad affrontare”.

“Nel secondo trimestre del 2015 – continua Tamborra – sono aumentate le licenze per bar e ristoranti. Tra aprile e giugno si registrano infatti poco meno di 7 mila bar e ristoranti in più rispetto allo stesso periodo del 2014, per un +2%. Crescono anche il clima di fiducia dei consumatori e la fiducia delle imprese. Si sta lentamente risalendo, ma il contesto che le aziende si trovano di fronte è ancora quello di grande abusivismo e di un incoerente permissivismo”. In chiusura, però, la nota di Confesercenti, infonde un po’ di speranza, visto che “è già stato predisposto e depositato in Commissione, alla Camera, un testo di risoluzione sull’attività di home restaurant. La volontà è quella di ottenere un provvedimento amministrativo che assicuri uniformità interpretativa su tutto il territorio nazionale, per prevedere un intervento che regoli questo nuovo tipo di attività”.

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