domenica , 12 Settembre 2021
Il vescovo Carlo Zinato, alla guida della diocesi di Vicenza dal 1943 al 1971
Il vescovo Carlo Zinato, alla guida della diocesi di Vicenza dal 1943 al 1971

Carlo Zinato, il vescovo rimosso dalla memoria

Gli anziani lo rammentano come un interventista nella vita pubblica ai tempi della DC e Vicenza la sacrestia d’Italia; Rumor il “sagrestano” perché il più votato, cinque volte Presidente del Consiglio dei Ministri tra il 1968 e il 1974, segretario della DC, Ministro degli esteri , dell’interno, agricoltura e foreste. Di quei tempi quasi ci si vergogna. E pensare che anche i comunisti, gli avversari e la ragion d’essere della DC, erano (agivano come i) democristiani. Insomma dopo il ventennio, in cui tutti o quasi, volenti o nolenti, erano fascisti, seguirà un quarantennio di “democristianesimo”. Gli Italiani sono così; si adattano; sarà anche per questo che da noi una rivoluzione non c’è mai stata.

Il trasformismo ossia l’opportunismo, il correre in soccorso del vincitore, è tipico dell’italiano. Allora, il vescovo Zinato arriva a Vicenza, proveniente da Venezia, alla vigilia dell’8 settembre 1943. Era appena caduto Mussolini e il nuovo primo ministro Badoglio all’indomani annuncerà l’armistizio che significava il tradimento dell’alleato tedesco e il passaggio agli angloamericani. Zinato, fresco di nomina ed entusiasta dell’incarico per una diocesi tra le più importanti d’Italia, anche per merito del suo predecessore Ferdinando Rodolfi, troverà una città preoccupata e impaurita. Ma lui non si perderà d’animo: la guerra civile tra i miliziani della Repubblica di Salò e i partigiani o “ribelli”, i bombardamenti degli alleati, sono un’occasione per dimostrare il suo carattere.

Già a Natale del ’43 durante la celebrazione in Duomo il primo bombardamento sulla città, con 30 vittime. Il vescovo durante i funerali alzerà la voce contro un gesto doppiamente “infame” perché, dirà, compiuto contro una popolazione inerme e perché sacrilego della festività più cara dei cristiani. Seguiranno numerose incursioni aeree con distruzioni di case, palazzi, teatri e chiese, compreso il Duomo, la casa del vescovo con centinaia di vittime. La protesta del vescovo si fa sempre più accorata ed energica; di condanna delle aberrazioni crudeli e di quanti le hanno compiute. Nell’infuriare della guerra civile tra brigate nere e partigiani, il nuovo vescovo si interpone di persona, trattando direttamente con i comandanti tedeschi, conoscendo bene la loro lingua, e imponendosi per salvare interi paesi.

I momenti più drammatici: l’uccisione di don Pietro Franchetti parroco di S. Rocco di Tretto, di don Luigi Bevilacqua parroco di S. Pietro Mussolino. In entrambe le occasioni il vescovo, accorso sul posto, alzerà la voce contro gli “assassini”. Per non dire di Bassano, quando dopo aver saputo dell’impiccagione dei 31 giovani, intervenne presso i comandi militari tedeschi per salvare 50 giovani partigiani catturati sul Grappa. Zinato dal ‘43 al ’45 si dimostrò un vero combattente, al di sopra delle parti. La sua reputazione di allora cederà alla chiacchiera del dopo guerra con la ricostruzione in particolare del vescovado. Intanto riprende la vita cittadina e il vescovo non mancherà di far sentire la sua presenza.

Anche in politica, locale e soprattutto nazionale, tramite i Rumor, i Tosato e altri, Zinato interviene con decisione; senza dire dei sindaci della città che, più per demerito loro che per intuito del vescovo, spesso si piegheranno al bacio dell’anello, con un bolso “sì eccellenza”. Un capitolo di storia ancora da approfondire, ma che nulla toglie alla grandezza di un vescovo, coraggioso e intrepido nei tempi bui della guerra civile e dell’immediato dopoguerra per il pericolo comunista. Vicenza, ma a quanto se ne sa, nessun paese del vicentino, ha dedicato a questo vescovo una via, una piazza, o almeno un ambiente che ne perpetui la memoria. Il capoluogo dia l’esempio intitolando almeno una strada al vescovo Carlo Zinato. Un modo semplice per rendere onore a un personaggio, certo di altri tempi, ma che una copiosa biografia sta meritoriamente rivalutando.

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