giovedì , 16 Settembre 2021

Popolare di Vicenza, un vizio antico che ritorna

Sono due i temi di attualità di questi ultimi giorni che appannano l’immagine di Vicenza e del suo territorio. Distanti anni luce l’uno dall’altro, testimoniano entrambi vizi antichi della nostra società. Il primo riguarda la Banca Popolare di Vicenza, in particolare il privilegio che è stato concesso ai clienti facoltosi di liberarsi delle azioni prima che si deprezzassero, facendo invece pagare il salato conto, di troppi sbagli, leggerezze ed illeciti del passato, ai comuni mortali, ovvero ai piccoli risparmiatori che per scelta o per forza si erano trovati ad essere soci e azionisti. Il secondo fatto di cronaca su cui stendere il velo pietoso è invece quanto è successo al funerale di Ermes Mattielli, con la gazzarra degli indipendentisti che hanno strumentalizzato la vicenda. Ma ne parliamo in altra pagina

Gianni Zonin
Gianni Zonin

Per la nostra prima vicenda invece, tutta Italia ha letto, in un’inchiesta pubblicata dal settimanale L’Espresso in questi giorni in edicola, che imprenditori come Stefano Rosso, Giuseppe Stefanel ed altri i cui nomi sono assai noti a Vicenza ma non a livello nazionale, sono riusciti, vendendo le azioni prima della svalutazione, addirittura a farci interessanti guadagni. “Le cessioni – scrive l’Espresso – sono state gestite dall’istituto di credito veneto, che ha invece ritardato e spesso bloccato le richieste di vendita formulate da migliaia di risparmiatori”. Niente di male sul fare guadagni, sia chiaro, ma non in un contesto in cui la massa degli azionisti rischia invece di perdere i risparmi di una vita, persone normali che hanno investito nella banca, con sacrifici, e che hanno scoperto che il loro gruzzolo sarà, nella migliore delle ipotesi, dimezzato.

Uno dei tanti casi, comunque, di ingiustizia sociale nel nostro Paese, un’ennesima prova della necessità che vi siano regole a tutela di quanti non fanno parte della ristretta cerchia dei potenti. Un dimostrazione del fatto che il liberismo economico spinto è senza scrupoli, e che cresce, anzi sopravvive prosperando, solo favorendo sé stesso e gli uomini che lo dirigono, passando sopra tutto e tutti. Non si può essere liberi, insomma, di mandare in rovina la gente. Tuttavia questo succede regolarmente, e ben pochi dei responsabili, quando il loro dominio crolla o si affievolisce, sono poi chiamati a risponderne.

Basti pensare al fatto che Gianni Zonin, è ancora, malgrado tutto, presidente di Banca Popolare di Vicenza, non ancora dimissionario dopo che un suo passo indietro è stato auspicato da tempo da più parti all’indomani della notizia della sua iscrizione, assieme a vari altri, da parte della Procura di Vicenza, nel registro degli indagati per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza. A questo proposito c’è da registrare che ieri si è dimessa dal Cda di BpVi Giovanna Dossena, anche lei indagata per gli stessi motivi. Gesto apprezzabile, e lo sarebbe anche quello di Zonin se arrivasse…

Un commento

  1. Francesco Iovine

    Zonin se ha dignità deve restituire le somme che ha maldestramente sottratto ai piccoli azionisti

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