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Tav Vicenza, niente stazione in zona Tribunale

Si torna a parlare a Vicenza del progetto Tav, o alta capacità ferroviaria che dir si voglia, insomma quel imponente disegno per modernizzare, si diceva, il servizio ferroviario nella nostra città, un progetto comunque di forte impatto, che avrebbe sconvolto la vita cittadina per anni e portato grossi cambiamenti, primi tra tutti la dismissione dell’attuale stazione Fs p e la realizzazione di due nuovi terminali, in zona Fiera e in quella detta Tribunale, nei pressi di Borgo Berga. Ebbene, dopo mesi di silenzio ieri sono emerse novità nella relazione del sindaco, Achille Variati, in Commissione territorio. Ce ne dà conto il Comitato Popolare dei Ferrovieri, un gruppo spontaneo di cittadini del noto quartiere di Vicenza, il Ferrovieri appunto, che hanno sempre criticato con durezza il progetto Tav dell’amministrazione comunale.

“E’ ormai evidente – scrive il comitato in un commento alle dichiarazioni di ieri del sindaco – che tutto l’impianto del progetto, votato con urgenza a gennaio e contestato dai comitati di cittadini, è stato ridimensionato. Prima il tunnel sotto Monte Berico, poi il canale scolmatore, ora la stazione a Borgo Berga e di conseguenza l’interramento dei binari. Come prima valutazione, ci preme sottolineare che questo è il risultato della mobilitazione e dal dibattito in città che, come comitati e cittadini, siamo riusciti a costruire nei scorsi mesi. E’ senza dubbio merito delle fiaccolate, delle partecipatissime assemblee, delle centinaia di firme raccolte, se ora Variati e la sua giunta stanno facendo passi indietro, non scontati fino a qualche tempo fa”.

Dunque il progetto sembra ridimensionarsi, quantomeno si stanno eliminando quegli aspetti che davvero lasciavano molto perplessi. Ma il Comitato Ferrovieri non basta ancora. “Non siamo convinti però – aggiungono infatti – che ci sia molto da festeggiare, dopo aver sentito l’audizione del sindaco in commissione. Mentre l’idea della stazione Tribunale sta andando verso il tramonto, quella della Fiera rischia invece di rimanere viva più che mai. Si tratta infatti dell’opera principale dell’intero non-progetto, ed è l’unico motivo per cui gli industriali berici sostengono l’alta velocità. Senza, verrebbero meno le ragioni speculative alle quali quell’area si presterebbe nel caso in cui venisse approvata la stazione. Per questo motivo il peso di Confindustria nei confronti del sindaco, Reti ferroviarie italiane e Ministero si farà sentire fortemente nella stesura dei dati comparativi attesi per fine febbraio”.

“Un altro dato che ci preoccupa – prosegue il Comitato Ferrovieri – è la suddivisone in tre lotti funzionali, e l’approvazione del primo lotto da Verona fino al cosiddetto bivio Vicenza. Sembra che per il via libera di quest’ultimo sia già tutto deciso, ma è abbastanza evidente che, senza un progetto, senza la Valutazione di impatto ambientale, senza il Cipe e senza tutti i passaggi legali, non si può muovere neanche una ruspa. Con la suddivisione in tre lotti funzionali emerge proprio quel rischio che abbiamo paventato a lungo, ovvero che si apra un cantiere in un punto della tratta senza avere in mente l’intera progettualità e senza avere i soldi necessari per continuare e finire l’opera. Il solito meccanismo italiano finalizzato alla distribuzione di risorse pubbliche agli amici costruttori, protraendo all’infinito un progetto di devastazione del territorio”.

“Infatti – conclude il comitato -, per il momento, sono a disposizione solo 90 milioni di euro dello Sblocca Italia, che non bastano neanche per un chilometro e mezzo di Tav. Tutto il resto è solo aria fritta. Non dimentichiamo che la Brescia-Verona è ferma perché non c’è un euro, la linea di Trento procede e rilento e la Venezia-Trieste è ormai sepolta. Di fronte a questo scenario crediamo che sia importante riprendere la discussione e la mobilitazione in città, utilizzando il tempo a disposizione per ribadire innanzitutto il no alla stazione in Fiera. Nei prossimi giorni lanceremo un’assemblea pubblica ai Ferrovieri portando queste problematiche a conoscenza dei cittadini”.

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