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Pfas, poca informazione sul problema dalla Ulss 5?

Non cala nella nostra provincia l’attenzione, o forse sarebbe meglio dire la preoccupazione, sul problema dell’acqua contaminata da sostanze perfluoroalchiliche, meglio note come Ptas. Va sottolineato che il problema riguarda solo pozzi privati, seppur in buon numero. Gli acquedotti pubblici infatti sono sottoposti a regolari controlli e non sarebbero mai stati interessati da questo inquinamento. La preoccupazione comunque resta, tanto che si è formato da tempo, come molti sapranno un coordinamento di cittadini, il cui nome è “Acqua libera dai Pfas”, e che sta in questo periodo affilando le armi.

Rappresentanti del Coordinamento, nelle settimane scorse, hanno incontrato il direttore del Dipartimento di prevenzione (Sian) della Ulss 5 di Arzignano, Adolfo Fiorio, per avere chiarimenti dopo le prime comunicazioni istituzionali in merito alla potabilità di molti pozzi privati inquinati. “E’ stato fatto presente – scrive ora il Coordinamento in una nota – che le prime comunicazioni inviate a chi usa i pozzi privati riportavano una indicazione sbagliata rispetto ai limiti emanati dalla Regione Veneto, limiti adottati a seguito delle indicazioni dell’Istituto superiore della sanità: la risposta del dottor Fiorio ha confermato lo sbaglio giustificandolo come frutto di un malinteso”.

“Riteniamo – continua la nota – che queste errate indicazioni non possano essere minimizzate dall’ente preposto alla tutela della salute pubblica e dell’ambiente, né si possano giustificare la violazione delle disposizioni applicative dell’Istituto superiore di sanità, un organo del Ministero della Salute”. Nello stesso incontro il Coordinamento ha denunciato “una carenza di trasparenza e di comunicazione riguarda ai dati delle analisi sui Pfas, che non vengono periodicamente aggiornati sul sito della Ulss 5”. La giustificazione, in questo caso è stata la carenza di personale. Fiorio ha inoltre detto che al momento non è ancora stato portato a termine il biomonitoraggio sulla popolazione, in quanto i campioni di sangue prelevati dai cittadini prescelti per l’indagine sono ancora giacenti presso i laboratori della stessa Ulss.

“Le giustificazioni addotte – conclude a questo punto il Coordinamento –  confermano come, ancora una volta, la salute dei cittadini soccomba alle esigenze di sostenibilità economica delle procedure di contrasto all’inquinamento da Pfas fin qui adottate dai vari enti preposti. Chiediamo che gli uffici della Ulss 5 informino di più i cittadini sul problema dell’inquinamento da Pfas, che vengano accertate eventuali responsabilità per la diffusione le errate comunicazioni inviate ai cittadini che usano i pozzi privati contaminati, e che si provveda all’invio tempestivo di comunicazioni correttive a tutti gli interessati”.

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