Breaking News

Pfas nell’acqua, i sindaci fanno fronte comune

Un’azione congiunta dei sindaci dei comuni vicentini e padovani colpiti dall’emergenza Pfas. Gli amministratori dei territori alle prese con l’inquinamento idrico da sostanze perfluoroalchiliche si fanno parte attiva per controllare e gestire il danno ambientale. L’obiettivo è quello di prevenire ulteriori pregiudizi ambientali ed effetti nocivi per la salute umana e nuovi deterioramenti a servizi essenziali quali l’approvvigionamento idrico.  A questo scopo, i sindaci hanno iniziato a sottoscrivere il testo di due lettere, indirizzate rispettivamente al Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, e all’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente del Veneto (Arpav).

La forte presa di posizione dei sindaci si affianca alle iniziative già avviate dai gestori del servizio idrico integrato Acque Vicentine e Centro Veneto Servizi: in particolare, un’azione congiunta nei confronti dei soggetti inquinatori, in applicazione del principio “chi inquina paga”, per ottenere il risarcimento dei danni, ovvero le somme spese dai gestori per far fronte all’emergenza e all’approvvigionamento di acqua di buona qualità ai cittadini. Sindaci e gestori del servizio idrico integrato insomma fanno squadra, affiancati nella loro azione anche dal Consiglio di bacino Ato Bacchiglione, nella convinzione che un’azione coordinata sia più efficace per raggiungere l’obiettivo.

Per evitare ulteriori rischi alla salute e all’ambiente, i Comuni sollecitano al Ministero azioni che permettano di incidere concretamente sulla rimozione della fonte contaminante. Il Ministero dell’ambiente, infatti, ha poteri molto precisi in presenza di un danno ambientale accertato: può ordinare all’operatore responsabile del danno di adottare tutte le misure di ripristino necessarie o, se il responsabile non viene individuato, provvedere direttamente a tali misure. L’adozione di misure di prevenzione, con quelle di ripristino, rappresenta un atto dovuto e non derogabile. Inoltre, al Ministero i sindaci chiedono di chiarire se “i valori soglia determinati dall’Istituto superiore della sanità per la concentrazione di sostanze perfluoro alchiliche nelle acque destinate al consumo umano e nelle altre matrici ambientali debbano essere assunti a parametro normativo di riferimento per l’avvio delle procedure di bonifica”.

All’Arpav invece i sindaci chiedono di fare chiarezza sull’inquinamento da Pfas e le sue cause, anche per poter valutare i presupposti di eventuali ulteriori iniziative a tutela della salute e dell’ambiente. La richiesta è quindi quella di comunicare quali siano le concentrazioni di Pfas nei terreni, nelle acque sotterranee e nelle acque superficiali e di definire il perimetro complessivo del fenomeno di deterioramento ambientale. Inoltre, i Comuni chiedono ad Arpav di stabilire se esista effettivamente un nesso causale tra il rilascio di tali sostanze nell’ambiente e l’attività della società Miteni Spa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *