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Legge di stabilità, il giudizio di Confcommercio

E’ stata varata ieri dal governo la manovra economica per il 2016. La legge di stabilità, come annunciato più volte dal premier, sembra prendere la strada della riduzione dell’imposizione fiscale, ma è davvero così? Sono molti in Italia a chiederselo, e non solo quei cittadini troppe volte delusi da annunci di riduzione delle tasse che poi si sono rivelati soprattutto a favore delle grandi imprese e del mondo degli affari. Sotto molti aspetti, se lo chiede in questi termini anche Confcommercio che, pur condividendo la filosofia di fondo, tiene a fare alcune considerazioni proprio riguardo all’efficacia della manovra sul fronte dei consumi e quindi per i vantaggi che porterebbe ai cittadini.

Sergio Rebecca
Sergio Rebecca

“Prendiamo l’Ires – scrive in una nota Sergio Rebecca, presidente di Confcommercio Vicenza, -. Ben venga l’abbattimento, ma gran parte delle imprese del nostro territorio non la pagano. Per cui, con la diminuzione di quell’imposta, si è pensato alle grandi aziende, e non alle piccole, il motore portante del nostro sistema economico. Per questo sarebbero necessarie altre misure, come la riduzione delle aliquote Irpef o l’aumento immediato della franchigia per l’Irap, senza cioè dover aspettare il 2017. Ed ancora,  la totale deducibilità dell’Imu sugli immobili strumentali delle imprese. Gli investimenti fatti in tal senso da negozianti e albergatori, per dare una maggiore sicurezza alla loro attività, andrebbero infatti premiati con un concreto abbattimento del relativo carico fiscale”.

Insomma, per Confcommercio va bene l’azione intrapresa dall’esecutivo, ma occorre fare di più per la piccola e media impresa e per le famiglie. “Riteniamo determinante – continua infatti Rebecca – ad esempio, la scelta di non applicare la clausola di salvaguardia, che avrebbe fatto aumentare l’Iva dal primo gennaio 2016, con effetti pesanti sulla ripresa dei consumi. Altro provvedimento condivisibile e atteso è l’innalzamento a 3mila euro della soglia di utilizzo del contante. Bene anche la conferma dei bonus per l’acquisto di mobili, per le ristrutturazioni e la riqualificazione energetica degli immobili”.

“Poi, l’unica altra misura atta a rilanciare i consumi consiste nella promessa di abolizione della Tasi sulla casa di abitazione. E’ comunque poca cosa se non si è certi che non seguiranno aumenti di tassazione. Resta, infatti, il rischio di vedere crescere gli altri tributi locali, o anche la stessa Tasi per chi dovrà continuare a pagarla. Con la stessa logica negli anni passati i Comuni hanno stabilito le tariffe della Tari (tassa rifiuti) penalizzando, senza giustificato motivo, la maggior parte delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi, rispetto ad altre categorie economiche. Ecco non vorremmo, visto che la coperta delle entrate statali rimane sempre corta, che si andasse a spremere sempre gli stessi contribuenti per trovare le risorse necessarie, sbandierando poi che il carico fiscale in Italia è diminuito”.

Anche il maxi-ammortamento al 140% non va nella direzione voluta da Confcommercio. “Ben venga, sia chiaro – sottolinea ancora il presidente dell’associazione di Vicenza –, ma anche in questo caso è un’agevolazione tagliata su misura delle esigenze delle imprese manifatturiere, quindi con poco appeal sulle attività di commercio al dettaglio, che risulta ad oggi il settore maggiormente penalizzato dalla contrazione dei consumi”.

“Nonostante ci siano diversi indicatori che confermano una lieve ripresa per il nostro Paese – conclude Rebecca -, tutto il sistema delle piccole e medie imprese del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti continua a soffrire perché i consumi non ripartono. Molte famiglie e imprese non sentono ancora la crescita, che evidentemente non è ancora abbastanza solida. E’ per questo che Confcommercio chiede un abbattimento concreto della pressione fiscale. Le risorse per mettere in atto, ad esempio, una riduzione dell’Irpef, che metterebbe davvero in tasca qualche soldo in più alla maggioranza dei contribuenti, si possono trovare tagliando la spesa pubblica improduttiva ed eliminando le sacche di sprechi ed inefficienze che ancora continuano ad esistere”.

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