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Ipab, Consorzio Prisma “Mai fare di ogni erba un fascio”

Dal Consorzio Prisma, che raccoglie un alto numero di cooperative attive nel campo del sociale, riceviamo e pubblichiamo l’intervento che segue, nel quale si fanno alcune importanti precisazioni in merito alla vicenda dell’Ipab San Camillo di Vicenza, affidato ad una cooperativa e nel quale si è reso evidente, nelle settimane scorse, uno stato di degrado.

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Le vicende che oggi sono denunciate pubblicamente dal Consiglio di Amministrazione dell’Ipab di Vicenza, relativamente alla gestione del servizio “San Camillo”, fanno riflettere da molti punti di vista. Innanzitutto siamo del parere che i servizi alla persona debbano prima di tutto mettere al centro il benessere dell’utenza. Non ci sono scuse o ragioni a supporto di una gestione che in qualsiasi modo lede la dignità delle persone fragili. Di conseguenza quando un ente pubblico rileva da parte di un soggetto terzo un’’organizzazione non all’altezza, esso è assolutamente legittimato ad interrompere con tempestività l’’affidamento a quel gestore.

In secondo luogo riteniamo doveroso che un ente pubblico, quando affida ad un soggetto esterno la gestione di un servizio, debba predisporre delle rigide modalità di controllo per garantire la corrispondenza tra la qualità richiesta e quella effettivamente erogata. E su questo è chiaro (almeno a noi) che la gara d’’appalto non è lo strumento giusto per garantire la bontà dei servizi. In una procedura d’’appalto i soggetti concorrenti presentano alla commissione aggiudicatrice i loro progetti di gestione, che consistono in relazioni nelle quali essi dichiarano come intendono gestire il servizio. Si tenga conto che spesso questi concorrenti non conoscono la realtà in cui andrebbero ad operare, e soprattutto si tenga conto che non si tratta di descrivere forniture standardizzate rappresentabili da schede tecniche quali guanti o siringhe, ma si tratta di gestire un servizio alla persona in cui gli elementi intangibili (le relazioni umane) sono determinanti quanto quelli tangibili (le prestazioni).

Allora come è possibile pensare che la capacità di un soggetto concorrente di progettare sulla carta sia direttamente proporzionale alla sua una capacità gestionale concreta? Se si aggiunge poi che in queste procedure di affidamento l’elemento economico risulta determinante (prezzo soggetto a ribasso, magari su una base d’asta già ridotta all’osso, e con formule matematiche che ne esaltano l’importanza), il rischio che qualche concorrente si comporti in maniera scorretta aumenta molto. Bisogna quindi che gli enti pubblici dispongano di modalità più efficaci per scegliere i partner con cui vogliono eventualmente lavorare. Partner che però devono essere necessariamente coprotagonisti e non meri esecutori.

Un terzo elemento è che gli utenti e i loro rappresentanti possano incidere sulla scelta di chi gestisce i servizi. Gli utenti devono potersi esprimere liberamente sui servizi che ricevono, in modo da mettere in condizioni le organizzazioni di erogare servizi ineccepibili non solo dal punto di vista delle prestazioni ma anche e soprattutto da un punto di vista umano. Il processo di valutazione della bontà del servizio non può essere affidata in maniera autoreferenziale all’ente erogatore. Un quarto ed ultimo elemento che vorremmo fosse chiaro ai cittadini è che all’interno del nome “cooperativa sociale” c’è di tutto. Ci sono quelle organizzazioni di cui abbiamo ripetutamente letto sui giornali negli ultimi mesi, e che hanno reso il “sociale” solo un affare, spesso con elementi di natura “lucrativa” come dimostrano eventi recenti anche in tema di accoglienza di persone richiedenti asilo.

Ma ci sono soprattutto quelle organizzazioni che ogni giorno, nelle piccole comunità del nostro paese, assicurano i servizi essenziali a cittadini spesso dimenticati dalle istituzioni, quelle che con serietà si impegnano per rispondere ai bisogni dei loro concittadini, quelle che coinvolgono e valorizzano sia i lavoratori che gli utenti nelle scelte, quelle che provano a ricostruire dignità e lavoro nelle terre confiscate alle mafie.  Fare di ogni ’erba un fascio” è estremamente dannoso e pericoloso. Per questo quando leggiamo frasi del tipo ““mai più con cooperative sociali”” restiamo basiti: perché se tutte le organizzazioni sane e etiche suddette, che si prendono cura di milioni di persone, sparissero domani, sarebbe un danno incalcolabile per tutti i cittadini.

Mai più a scuola, se si pesca un docente “cattivo” tra le migliaia di insegnanti validi, mai più in ospedale, se si trova un medico incompetente tra le migliaia che salvano vite quotidianamente, mai fidarsi di un imprenditore, se si incappa in uno corrotto tra le migliaia di persone oneste,… e via così in un esercizio di una banalità sconcertante dal quale ci chiamiamo fuori a gran voce… Su questo noi, Consorzio Prisma, e 60 cooperative sociali associate che operano quasi esclusivamente per le comunità presenti nel territorio della provincia di Vicenza, vogliamo affermare con forza che la nostra mission è la cura e lo sviluppo delle comunità territoriali a cui apparteniamo e lo facciamo senza finalità di lucro guidati dal principio della trasparenza. Per questo invitiamo tutti coloro che sono interessati a visitare le nostre strutture, a partecipare alle nostre iniziative, a darci suggerimenti: saranno sicuramente ben accetti.

Roberto Zandonà -– Consorzio Prisma (Vicenza)

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