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Imam espulso, il Pd: “Si continui con l’integrazione”

“La notizia dell’espulsione dell’imam scledense ha colpito tutta la comunità vicentina, non solo mussulmana”. E’ con queste parole che inizia una nota diffusa oggi dalla segreteria provinciale del Partito Democratico sulla delicata questione dell’imam allontanato, nei giorni scorsi, dalla sua comunità ed espulso dall’Italia, per altro su precisa indicazione giunta alla Polizia di stato dal Ministero dell’Interno. L’imam, trentasei anni, algerino, è stato infatti giudicato pericoloso per la comunità. Le sue convinzioni ed il suo insegnamento sarebbero stati in contrasto con i fondamenti della nostra società. Tra le “note stonate” quella che riguardava la musica. Ai ragazzi che seguivano gli insegnamenti dell’imam sarebbe stato infatti vietato di ascoltare musica occidentale.

Tornando al pensiero che viene espresso nel documento di oggi del Pd, vi si legge che “da una parte, rassicura la professionalità degli investigatori, che hanno preventivamente allontanato dal nostro territorio questa persona, giudicata potenzialmente pericolosa. Siamo certi che il provvedimento di espulsione sia stato deciso in base ad elementi gravi, di cui la sua stessa associazione può non essere a conoscenza”.

“D’altra parte – continua il Pd – vogliamo, come Partito Democratico, esprimere solidarietà e vicinanza nei confronti della comunità islamica di Schio. Non vorremmo che l’espulsione diventi un pretesto in mano ai soliti gruppi di facinorosi per bloccare un naturale processo di integrazione tra le comunità di diverse religioni. Come Partito democratico continueremo a lavorare nell’ambito del nostro Forum per l’immigrazione e i diritti, per costruire una società di dialogo, per promuovere la conoscenza reciproca e la tolleranza, perché siamo certi che il fanatismo, la paura e le reciproche chiusure nascano soprattutto nell’ignoranza e portino solo a sospetti e a violenza”.

“Lavoriamo – concludono i Democratici – perché i fanatici di tutte le comunità diventino sempre più residuali perché la qualità della vita di tutti dipende dal clima generale di accettazione e tolleranza nei confronti delle diverse culture. Nel creare questo clima non è certo la politica a dare il contributo più forte, ma la scuola e tutte quelle agenzie formative informali, quali possono essere i gruppi sportivi o le organizzazioni che promuovono le attività per ragazzi. Siamo certi di esprimere il comune sentire di tutti i nostri iscritti, esprimendo la massima stima a tutte queste agenzie formative che lavorano ogni giorno con questi obiettivi. Sarebbe bene che un singolo evento di fanatismo e intolleranza non oscuri questo lavoro costante di ogni giorno, a cui dovremo dare sempre più valore e riconoscimento”.

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