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I partiti siano di nuovo luoghi di crescita

Troppo spesso nel nostro Paese le formazioni politiche sono utilizzate principalmente per le campagne elettorali, per portare voti e, se possibile, finanziamenti. Gli eletti agiscono perlopiù in autonomia, senza un vero coinvolgimento della base, che deve esprimere solo fedeltà non accompagnata da posizioni politiche, che non può sollevare problemi o proporre soluzioni, troppo spesso giudicate dannose o ancor più pericolose interferenze. La necessità quindi che i partiti si riorganizzino al più presto con attivisti e dirigenti che crescano, con gruppi di lavoro che pensino, che riflettano sui problemi, che propongano soluzioni, che selezionino talenti e che preparino persone capaci di amministrare, è un dato di fatto oggettivo.

Il presunto condizionamento negativo dei partiti sugli amministratori è una necessità, per prevenire scenari già visti in passato, quando l’uomo forte, con il suo potere carismatico, unito a presunte capacità divinatorie, condizionava in modo autocratico la vita dei partiti e del Paese. Sono quindi necessari condizionamenti condivisi, nei quali gli uomini siano scelti per manifesta e trasparente professionalità, per esperienza, capacità di direzione e di relazione. Tutto ciò per dare sostanza ai programmi elettorali e per non trasformarli in “idee in lista di attesa ”. Troppo spesso infatti i propositi enunciati all’inizio dei mandati amministrativi restano tali, molto spesso con la scusa della mancanza di fondi causata dalla crisi economica.

Non bisogna quindi dimenticare obiettivi importanti per il bene comune come, per esempio: la trasparenza nelle decisioni; la condivisione e la collaborazione preventiva con i cittadini e con la “miniera” delle associazioni di volontariato esistenti; l’attenzione all’utilizzo del territorio con il recupero e la salvaguardia dell’esistente incentivando opere di riqualificazione e valorizzazione degli immobili inutilizzati e soggetti a degrado ambientale; la cura del verde con tutela e riqualificazione del territorio anche come forma di prevenzione di danni da eventi climatici sempre più estremi; l’educazione al rispetto del bene comune e della qualità della vita anche con nuove forme di mobilità sostenibile e di convivenza rispettosa, già adottate con successo altrove; le vere e sincere politiche sostenibili di accoglienza per una autentica società civile che può definirsi tale solo quando parte dagli ultimi e si fa carico delle loro situazioni, non certo quando li allontana.

Questo e sicuramente tanto altro…  Io credo che sia ancora possibile.

Lucio Zaltron

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