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Emergenza animali selvatici nell’area berica

Nei territori dell’area berica è emergenza animali selvatici. Lo hanno reso noto le amministrazioni, che questa mattina si sono riunite nel municipio di Brendola in un tavolo tecnico convocato dal sindaco Renato Ceron. Era presente anche Sergio Berlato, presidente della terza commissione consiliare della Regione Veneto, con competenze in materia di politiche agricole, caccia e pesca. Oltre al vicesindaco di Brendola Bruno Beltrame, c’erano il sindaco di Altavilla Vicentina Claudio Catagini, il vicesindaco di Arcugnano Gino Emilio Bedin, il tecnico comunale di Zovencedo Antonio Toto e la presidente di Confavi (Confederazione associazioni venatorie italiane) Maria Cristina Caretta.

In primo piano le problematiche connesse alla presenza incontrollata nel territorio di branchi di cinghiali: secondo i dati in possesso del Comune di Brendola, sulla base delle segnalazioni da parte dei cittadini e il monitoraggio degli spostamenti, sarebbero forse più di un centinaio gli esemplari presenti, suddivisi in tre o più branchi che si muovono liberamente tra Sant’Agostino, Altavilla, la zona del Golf Club, e le aree limitrofe. Secondo stime ancora parziali, ammonterebbero a oltre un centinaio di migliaia di euro i danni causati alle aree verdi del Golf e alle aziende agricole della zona, ma prima ancora che all’aspetto economico, l’attenzione dei sindaci è rivolta all’incolumità dei cittadini.

“Il cinghiale è un animale pericoloso – ha spiegato Ceron -. La femmina è molto protettiva nei confronti dei piccoli, e se si sente minacciata dalla presenza dell’uomo attacca. Un rischio per chi attraversa i nostri sentieri, o i percorsi ciclistici come quello dell’Altavia dei Berici. Oltretutto, sono animali grandi, che possono rappresentare un pericolo per la viabilità. Pensiamo a cosa succede se un esemplare taglia la strada a un’auto, o peggio ancora a una moto. Noi vogliamo agire subito, prima che ci scappi il morto”.

Obiettivo adesso è partire immediatamente, alla ricerca di una strategia condivisa tra Regione e enti locali per avviare un piano di contenimento. “Oggi la legge – ha sottolineato Berlato – ha passato la competenza agli enti territoriali, e la Regione ha autorizzato le province a predisporre un piano per il controllo di specie animali ritenute pericolose. La proposta su cui può avviare la discussione è quella di allargare a nuovi soggetti la facoltà di procedere alle operazioni di contenimento. Non solo quindi agli agenti provinciali o ai proprietari agricoli, provvisti di licenza, dove è comparso l’animale: l’idea è quella di coinvolgere anche chi svolge attività venatoria, e individuare soggetti formati o da formare e dotare di una licenza”.

La presenza dei cinghiali si aggiunge inoltre a quella delle nutrie, specie di recente inserita tra quelle oggetto di tutela dall’attività venatoria. “Le nutrie – ha ricordato ancora Ceron – oggi sono considerate alla stregua dei topi, quindi secondo il legislatore per eliminarle dovrebbero bastare comuni campagne di derattizzazione. Ma tale procedura è pressochè inutile con questo animale. Come i cinghiali, oltretutto, per nutrirsi o costruirsi tane, scavano il terreno, rischiando di indebolire i nostri argini con effetti devastanti dal punto di vista della sicurezza idrogeologica. La loro presenza incontrollata è poi una minaccia per la diffusione di leptospirosi, malattia con sintomi simili a quelli di una banale influenza, ma che se presa troppo tardi può essere letale”.

“Noi teniamo in considerazione la sensibilità di tutti – ha infine concluso Berlato – ma prima di tutto come istituzioni dobbiamo pensare alla salvaguardia dell’uomo. Senza contare che un cinghiale, oltre ad avere effetti devastanti per le colture, rappresenta una minaccia in quanto si nutre anche di uova o cuccioli di altre specie, magari protette. Occorre quindi considerare che si tratta di un problema oggettivo. Per questi animali l’unico deterrente naturale alla proliferazione sarebbe la presenza di un predatore, ma non c’è, in quanto sono stati introdotti artificialmente. Tocca quindi all’uomo creare, in modo controllato dalla legge, le condizioni per cui il loro areale non sia più favorevole alla riproduzione senza limiti”. Il tavolo si è chiuso con la promessa di un nuovo incontro da fissare entro la prossima settimana alla presenza di tutti gli attori, ovvero Regione, Provincia e Comuni, per individuare una strategia d’azione efficace e immediata.

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