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Confcommercio: “BpVi resti riferimento del territorio”

Apprezzamento per il nuovo piano industriale di Banca Popolare di Vicenza. Lo esprime Confcommerci, lieta che si torni finalmente a parlare del futuro di questo importante attore economico del territorio. E’ lo stesso presidente di Confcommercio Vicenza, Sergio Rebecca, ad intervenire in questo senza, non mancando però di evidenziare alcune preoccupazioni.  “Tra i piccoli azionisti dell’istituto di credito – ricorda infatti Rebecca in una nota – ci sono tanti imprenditori del commercio, del turismo e dei servizi, che sono correntisti e che hanno investito i loro risparmi nelle azioni della BpVi, perché credevano fortemente nel valore aggiunto di una banca del territorio. E’ auspicabile che le strategie future della banca tengano conto del fondamentale sostegno che è arrivato in passato da questi soci, tutelandoli il più possibile dal punto di vista economico. Altrettanto indispensabile è che venga mantenuto il legame con il tessuto economico locale, garantendo i massimi livelli di attenzione e sensibilità alle piccole e medie imprese beriche”.

Sergio Rebecca
Sergio Rebecca

Sembra infatti che i vertici dell’istituto di credito puntino a dare il via ad un aumento del capitale sociale prima della quotazione in borsa e ciò senza che sia anticipatamente fissato il prezzo delle nuove azioni. Questo, giocoforza, apre lo scenario per una Banca Popolare di Vicenza “single” in quanto non parrebbero più realizzabili le ipotesi di fusione, a suo tempo ventilate, con Veneto Banca, Banco Popolare, Ubi Banca.

“Con quali conseguenze? – si chiede il presidente di Confcommercio Vicenza -. Se, come probabile, dopo la quotazione in Borsa il valore dell’azione della Banca Popolare di Vicenza scendesse la banca diventerebbe facilmente scalabile da soggetti finanziari forti, con il conseguente rischio che le leve di comando si spostino altrove, soprattutto fuori dal Veneto. Fondi Comuni, Sgr e Sicav potrebbero acquisire la Bpvi ad un prezzo di favore, mentre i vecchi soci sopporterebbero perdite e resterebbero privi di peso specifico nella loro banca di riferimento”.

Per scongiurare questo pericolo, secondo Rebecca sarebbe “auspicabile un impegno nel ricercare un nocciolo duro di azionisti vicentini e veneti, magari capeggiati dalla Fondazione Cariverona, disponibili ad acquistare le azioni”. La nuova dirigenza, in questo momento preme sui vecchi soci chiedendo di avere ancora fiducia e di sottoscrivere il nuovo aumento del capitale sociale. “Richiesta più che legittima – conclude a questo punto Rebecca –, che dovrebbe però essere accompagnata da un segnale di attenzione forte della banca nei confronti dei vecchi azionisti, prevedendo un sistema agevolativo tale da mitigare la situazione critica di coloro che hanno supportato BpVi per anni”.

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