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Banche Popolari addio? Un incontro per capire

E’ un tema di scottante attualità quello del futuro delle banche popolari, che per altro ci riguarda da vicino, poiché uno degli esempi più significativi in Italia è dato proprio dalla Banca Popolare di Vicenza. Come è noto tutto parte dalla decisione del governo Renzi, all’inizio di quest’anno, che stabilisce la fine del voto capitario nelle assemblee dei soci. Come dire, basta con la regola secondo la quale ogni socio è un voto a prescindere da quante azioni possiede, regola tipica appunto delle banche popolari. Questo come è noto, trasforma di fatto queste realtà bancarie in società per azioni con la logica conseguenza delle loro quotazione in borsa. tra le critiche che furono subito mosse a questa decisione ci fu quella secondo la quale si poneva così la parola fine alla principale caratteristica delle banche popolari, ovvero quella di essere soprattutto legate al territorio .

libro-banche-popolariPer analizzare la questione l’Ordine dei commercialisti di Vicenza ha ora organizzato un incontro durante il quale Franco Debenedetti e Gianfranco Fabi presenteranno il loro libro dal titolo “Banche Popolari addio? Il futuro dopo l’abolizione del voto capitario”. L’appuntamento è per domani, martedì 6 ottobre, alle 18.30, presso la sala conferenze dell’Ordine dei Dottori Commercialisti Esperti Contabili di Vicenza, in Contrà del Monte 13, nell’ambito del 12°appuntamento della rassegna di incontri gratuiti ed aperti alla cittadinanza, “Commercialisti in cerca di autore”.

Sarà Luca Romano ad intervistare Franco Debenedetti e Ginafranco Fabi durante la serata, organizzata in collaborazione con la Libreria Galla, Lan Local Area Network e Venezie Post. Debenedetti e Fabi illustreranno vizi e virtù della trasformazione delle banche popolari in spa. Il libro è edito da Guerini e associati, per la fortunata collana Si, sì, No, no che mette a confronto due tesi contrapposte per ciascuno dei temi scelti. Tra le tesi sul tappeto quella di Giulio Sapelli, intellettuale e docente di Storia economica all’Università statale di Milano, per il quale “il problema non è contrastare l’innovazione ma salvaguardare il rapporto fra banca e territorio”, e quella di Lodovico Festa che ritiene che “bisognerebbe evitare l’ennesimo intervento sulle banche senza visione sistemica”.

“Il modello cooperativo delle Popolari una testa un voto – argomenta inoltre il senatore Debenedetti, anche in base a personali esperienze -, dà luogo a opacità e disfunzionalità gestionali. Smarrito l’originario spirito mutualistico, l’adozione del modello un’azione un voto da tempo sarebbe stata vantaggiosa. Ora, con l’unione bancaria, diventa non procrastinabile”. L’ex vicedirettore del Sole-24 Ore, Fabi, invece, vede la riforma come un giallo: “C’è la vittima: le grandi banche popolari. C’è il colpevole: il governo. C’è l’arma del delitto: il decreto legge del 20 gennaio. Ci sono i complici: il Parlamento. C’è il mandante: la Banca d’Italia e, in secondo piano, la Banca centrale europea”.

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