martedì , 27 Aprile 2021

Legge di stabilità, il giudizio di Apindustria Vicenza

La legge di stabilità non è ancora in vigore, non è persino del tutto chiaro cosa preveda, ma sono già in molti a dire la loro. La manovra economica per il 2016, fresca di firma del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è ora giunta a palazzo Madama e secondo molti contiene buoni spunti pur non accontentando pienamente nessuno. Restando nella nostra provincia, ad esempio, dopo il giudizio di Confcommercio, anche Apindustria Confimi Vicenza si esprime in merito. E, da una nota in proposito dell’associazione di piccole e medie industrie, si evince che il provvedimento contiene importanti segnali per le Pmi sul fronte fiscale e negli incentivi agli investimenti, anche se, in materia di lavoro, ci si aspettava qualcosa di più.

“È mancato – afferma il presidente di Apindustria, Flavio Lorenzin – un pizzico di coraggio o, meglio, di voglia di scommettere sul futuro. Ultimamente, a noi imprenditori viene rimproverato di non aver fiducia e, per questo, di muoverci, con troppa prudenza, in particolare su investimenti e assunzioni. Per questo, è stato importante il percorso intrapreso con il Jobs act e con la legge di stabilità 2015, che per prima aveva reso davvero competitivo il lavoro dipendente a tempo indeterminato. Ora, quel percorso viene affievolito, ma soprattutto privato di prospettiva”.

Il riferimento è alla decurtazione, di quasi il 75%, dell’incentivo sui nuovi contratti a tempo indeterminato, che passa da 24.180 € in 3 anni, previsti per le assunzioni effettuate entro il 2015, a 6.500 € in 2 anni. Ma non è questo il principale motivo di delusione. “Mi rendo conto – continua Lorenzin – che è ingenuo pensare a una riduzione strutturale del costo del lavoro di quella portata. È stato un vero e proprio elettroshock, che va bene, a condizione però di esser seguito da una terapia continuativa. Invece, ci viene data un’altra scossetta, che esaurirà il suo effetto nel 2017. Sono curioso di vedere se l’incremento delle assunzioni a tempo indeterminato si confermerà anche nel 2016, perché i segnali di ripresa che abbiamo parlano ancora di un fenomeno molto debole e legato a scelte contingenti.

“Temo – approfondisce il presidente di Apindustria –  che la maggior parte delle assunzioni di quest’anno non derivi da investimenti, ma dall’opportunità di scongiurare possibili contenziosi, pagando un prezzo agevolato. Per rilanciare veramente il sistema, abbiamo bisogno di avere anche sul fronte dei costi, quelle certezze che il Jobs act ha portato sul piano della normativa. Invece, oggi io mi trovo con il mio organico consolidato che continua a costarmi, Irap a parte, come due anni fa e, in compenso, con un forte incremento dei costi, nel malaugurato caso di dover utilizzare un ammortizzatore. Confimi è stata la prima a chiedere una riforma degli ammortizzatori sociali, basata su un reale meccanismo bonus-malus, ma questo è stato realizzato solo nei titoli di testa”.

“Il film quotidiano – insiste Lorenzin – racconta invece, di un pesante rincaro sulle contribuzioni addizionali che si pagano in caso di ricorso alla Cig, a fronte di un misero 0,20% di riduzione sui contributi ordinari, che si pagano tutti i mesi, proprio come una polizza obbligatoria. Se un lavoratore assunto oggi con il bonus tornerà a costarmi come adesso, dal 2018 sarà difficile pensare di attirare investimenti stranieri di lungo periodo e di favorire investimenti italiani. Chi investe vuole programmare a medio-lungo termine, non essere costretto a studiare ogni anno la legge di stabilità per capire quale sarà il budget dell’anno successivo”.

Oltre alla proroga limitata del bonus assunzioni, nella legge di stabilità c’è anche la reintroduzione della tassazione agevolata sui premi di produttività. Un provvedimento positivo, aggiunge Lorenzin “però si sarebbe potuto fare qualcosa in più. Anni fa, proponemmo per primi di detassare gli aumenti contrattuali, per ridurre il cuneo fiscale e rilanciare i consumi interni. Rispetto a quegli anni, il cuneo oggi è superiore e non sarà l’eventuale introduzione di un salario minimo legale a risolvere il problema. A questo proposito, mi aspetto che il governo sappia agire con saggezza sulla questione della rappresentatività, favorendo e recependo le intese tra i soggetti che stanno realmente al fianco di imprese e lavoratori”

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