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Quale peso per i Comuni nella futura sanità veneta?

E’ uno dei grandi temi del momento in veneto, o quantomeno dovrebbe esserlo perché in realtà non se ne parla poi più di tanto. Ci riferiamo al progetto di legge regionale che cambioerà il volto della sanità pubblica nella nostra regione. Il disegno che il presidente della Regione, Luca Zaia, hanno in mente per la sanità pubblica è all’insegna dell’abbattimento dei costi, si dice della razionalizzazione della erogazione sanitaria sul territorio, certamente però anche di un accentramento a Venezia della sua gestione.

Il progetto infatti prevede un consistente accorpamento delle Ulss in veneto, che diventeranno provinciali, dirette e di fatto gestite, per altro, dalla così detta Azienda Zero, un certo decisionale a Venezia che dirigerà la sanità su tutto il territorio regionale. Le Ulss provinciali quindi non potranno di fatto decidere nulla in autonomia, e questo decisamente non piace a molti. Tra questi il Movimento 5 Stelle di Vicenza che ha presentato una mozione al Consiglio comunale del capoluogo berico, a firma Daniele Ferrarin e Liliana Zaltron, nella quale si chiede che Vicenza dica la sua sulla questione e si adoperi affinché l’amministrazione regionale riveda e modifichi questo progetto di legge “salvaguardando le attuali prerogative dei comuni riguardo a leggi e provvedimenti regionali in materia socio sanitaria”.

“La legge regionale 56/1994 – ricordano i due consiglieri pentastellati -, al comma 3 dell’articolo 9, prevede che le modifiche dei confini delle Ulss vengano decise per legge dal Consiglio regionale, sentiti gli enti locali interessati, ovvero comuni e province o città metropolitana coinvolti dal cambiamento dei confini. A tale proposito, il progetto di legge presentato, all’articolo 21, vorrebbe eliminare tale importante prerogativa degli enti locali, togliendo loro la possibilità di far conoscere al Consiglio regionale il punto di vista di chi vive concretamente la realtà quotidiana dei vari territori del Veneto”.

“Nello stabilire i confini delle nuove Ulss – continuano – è stata operata la scelta di seguire semplicemente i limiti delle province, un ente i cui confini non è detto corrispondano sempre ai reali bacini di utenza dei vari presidi ospedalieri. Anche su questo si è scelto di agire prescindendo da una preventiva consultazione del territorio attraverso i comuni. In base al progetto di legge regionale, le nuove Ulss avrebbero al loro interno più conferenze dei sindaci, una per ognuna delle Ulss attuali, e i presidenti delle Ulss attuali andrebbero a comporre l’esecutivo delle nuove Ulss provinciali. Di fatto non vi sarebbe più una istituzione di rappresentanza unitaria per tutti i sindaci di una provincia, facenti capo alla nuova Ulss, in merito alla materia socio sanitaria. Si prevede inoltre che le attuali Ulss diventino distretti sociosanitari, mentre i vecchi distretti diverrebbero articolazioni organizzative del distretto. All’atto pratico, non è chiaro quali compiti manterrebbe e quali perderebbe un’articolazione organizzativa di distretto, rispetto ad ora che la stessa area è classificata come distretto”.

Ferrarin e Zaltron concludono chiedendo che il sindaco e la giunta di Vicenza a sollecitino gli amministratori regionali “a rivedere il progetto di legge, in particolare nelle parti che riducono o eliminano le competenze dei comuni”. Chiedono anche che “l’amministrazione comunale offra ai cittadini occasioni di informazione e dibattito sul progetto di legge regionale sulla sanità pubblica, che potrebbe rivoluzionare completamente il servizio offerto nel Veneto”.

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