Popolare di Vicenza, l’amarezza del giorno dopo

Dovranno lavorare per parecchi giorni i magistrati inquirenti chiamati a far luce nella delicata vicenda che riguarda la Banca Popolare di Vicenza e che ha portato ieri ad una lunga perquisizione nelle sedi direzionali dell’istituto di credito. Ed è proprio l’analisi del materiale sequestrato che è in corso in questi giorno e dalla quale in un prossimo futuro dovrebbe uscire un quadro più chiaro. Intanto ricordiamo che risultano indagate diverse persone, sembra sei, tra le quali il presidente della Popolare dsi Vicenza, Gianni Zonin, imprenditore del vino leader in Italia, oltre che banchiere alla guida della BpVi da 19 anni, e l’ex direttore generale Samuele Sorato.

Vicenza intanto discute della questione, degli sviluppi che sotto molti aspetti non hanno colto di sorpresa nessuno, tantomeno soci e azionisti della banca che da tempo avevano presentato esposti e chiedevano che si facesse finalmente chiarezza. In queste ore si susseguono le dichiarazioni, da più parti, a commento della faccenda, sebbene sembrino molto di circostanza, soprattutto quelle provenienti da mondo politico.

La politica infatti sembra la grande assente in tutto questo, con l’eccezione naturalmente del Movimento 5 Stelle che da mesi invece porta avanti la sua battaglia a difesa dei risparmiatori. Tra la serata di ieri e la giornata di oggi vi sono stati gli interventi di politici, quali Alessandra Moretti, Stefano Fracasso, Federico Ginato (tutto del Pd) che hanno sottolineato la loro fiducia nell’azione della magistratura e la loro solidarietà nei confronti dei piccoli azionisti, con ogni probabilità, che alla fine ci rimetteranno molti soldi, in alcuni casi i risparmi di una vita.

Anche il Partito democratico, come soggetto politico istituzionale, ha volto dure la sua, per bocca dei segretari provinciale e cittadino, rispettivamente Pietro Menegozzo e Chiara Pavan. Esprime grande preoccupazione “per la situazione della Banca Popolare di Vicenza – si legge in una nota -, costretta ad un aumento di capitale consistente del valore di ben un miliardo e mezzo di euro, come chiesto dalla Bce, per rimettere ordine alla situazione patrimoniale”.

“Preoccupa ancora di più – continuano i segretari democratici – la notizia di indagini sul comportamento dei massimi vertici aziendali, sospettati di gravi irregolarità nella gestione della banca tanto da far sospettare un uso personale di una azienda che è patrimonio di tutta la comunità vicentina. Auspichiamo che le indagini facciano chiarezza, in tempi brevi, anche sulle responsabilità individuali, e che si ristabilisca la fiducia verso una Banca Popolare profondamente radicata nel nostro territorio”.

Il Pd ribadisce anche “piena solidarietà ai tanti azionisti, che hanno visto svalutare i propri risparmi con il deprezzamento delle azioni, e a tutti i dipendenti che vivono un momento di grave disagio ed incertezza, temendo per il posto di lavoro dato il ridimensionamento ora in atto”. La nota si conclude con l’auspicio che la banca “sappia dotarsi di strumenti di controllo, interni ed esterni, che possano evitare in futuro il verificarsi di simili gravi anomalie”.

Prevale il silenzio invece, sulla situazione di banca Popolare di Vicenza, negli ambienti politici di centro destra, con le dovute eccezione però, una delle viene dal deputato leghista Filippo Busin, tagliente nell’avvicinare il Pd a Ponzio Pilato. “Ha salvato – dice Busin – con 4 miliardi di soldi pubblici la banca rossa Monte dei Paschi di Siena e ha ignorato le migliaia di piccoli azionisti truffati della Popolare di Vicenza, condannati a pagare per colpe altrui. Il parlamentare vicentino ha anche già presentato un question time, sul caso Popolare-Bankitalia, in commissione Finanze.

“Per il governo – continua il deputato leghista – ci sono risparmiatori di serie A e di serie B. Se la banca custodisce i tesori del partito merita tutele, se custodisce i soldi dei cittadini può anche fallire. Il partito democratico ha figli e figliastri. Quando si trattava di attivarsi per la banca di famiglia di un ministro di prim’ordine, il governo si è affrettato a intervenire con provvedimenti d’urgenza, ora che di mezzo ci sono i risparmi di cittadini veneti vittime delle scelte scellerate dei vertici della Popolare di Vicenza, Bankitalia e l’esecutivo se ne lavano le mani. Neppure ora che la procura ha acceso i riflettori su questo scandalo, Renzi e compagni pensano di intervenire a difesa dei piccoli azionisti, bruciati con la vendita di azioni a prestito a prezzi spropositati. Con la riforma delle Popolari il governo ha lanciato il sasso, ma al primo scossone ha nascosto la mano e si é girato vigliaccamente dall’altra parte”.

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