Cultura e Spettacoli

Montecchio, passeggiata poetica sui colli

Lunedì 31 agosto, sotto l’intensa luce dell’ultima luna d’estate, un gruppo di ottanta persone si è ritrovato davanti al duomo neogotico di Montecchio Maggiore in piazza Marconi per compiere una passeggiata poetica sui colli. La comitiva, guidata da quattro lettori capitanati dall’attore Armando Carrara, si è ritrovata a salire con passo spedito lungo Via Salita Castelli fino a una prima tappa, in mezzo al verde, dove due musici, al flauto e alla chitarra, l’ha accolta con dolci melodie.

Uno dei lettori
Uno dei lettori

Si comincia con un testo di Ruzante che esalta l’amore dei poveri in cui la bellezza femminile è decantata nelle forme dell’abbondanza e della prosperità. Le messi dei campi, simbolo della ricchezza per un contadino rinascimentale, adornavano i colli del paese ora come adesso. Carrara, prima di proseguire con la sua poesia a tappe, spiega ai presenti come non ci sia un filo logico nella scelta dei testi ma piuttosto un adeguamento della letteratura ai luoghi prescelti. All’incrocio con Via Fontana Giuliani, sul ciottolato lungo la strada asfaltata adorna di candele luminose, altri lettori si mettono in gioco: è il turno del “Sabato del villaggio” di Leopardi, sembra di immaginarsi l’arrivo della donzelletta che vien dalla campagna con rose e viole. Si legge anche Salvatore di Giacomo, sempre dedito alle generose forme femminili, e si riprende il cammino fino a prendere Via del Torchio e arrivare alla presenza di Villa Ceccato.

Nel parco della villa, tra i cipressi e la vista panoramica sulle luci della città, è la volta dell’Infinito leopardiano. Il pubblico, come il poeta, pare naufragare nell’immensità della suggestione. La serata è molto intensa, le stelle brillano sul capo dei camminanti e una lieve brezza segue la comitiva, guidata dalle sole luci dei lettori. Verso Via Fontana Alta l’accompagnamento musicale di Davide Mattiazzi, collaboratore di Carrara a teatro, che suona vari strumenti tra cui le campane tibetane e il didgeridoo, riporta a miti ancestrali. L’attore coglie l’occasione per ricordare come dietro agli alberi si celino persone e recita per l’occasione in uno spiazzo alberato il canto XIII dell’Inferno dove Dante descrive la selva dei suicidi.

Davanti a un capitello con Padre Pio risuona la poesia “Santi del mio paese” di Vincenzo Cardarelli, poi si prosegue fino a una cappella votiva citando poi Garcia Lorca. Prendendo Via Scaligera, la discesa fino alla biblioteca di Montecchio, promotrice dell’evento, è lieve: l’ultimo saluto avviene nel giardino della stessa, con altre poesie e musica. Gli organizzatori si sono stupiti della grande affluenza, non si aspettavano un tale riscontro. Sicuramente la serata è stata un successo e si spera che ne vengano organizzate altre.

Camilla Bottin

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Back to top button