Economia

Banca Popolare di Vicenza, inchiesta lunga e complessa

Sarà probabilmente un pool di magistrati a condurre nelle prossime settimane l’indagine sulla Banca Popolare di Vicenza e la complessa analisi e valutazione della notevole mole di materiale sequestrato nella sede dell’istituto, nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza. Il titolare dell’inchiesta, il pm Luigi Salvadori sarà intanto affiancato da un altro magistrato, Gianni Pipeschi. Nel contempo, da più parti di danno ormai per imminenti le dimissioni del presidente di BpVi, Gianni Zonin, indagato assieme all’ex direttore generale Samuele Sorato, agli ex vice direttori Andrea Piazzetta ed Emanuele Giustini, e a due consiglieri di amministrazione, Giovanna Dossena e l’attuale presidente di Confindustria Vicenza, Giuseppe Zigliotto.

Giuseppe Zigliotto
Giuseppe Zigliotto

L’accusa che viene mossa ai vertici della banca è di aggiotaggio e ostacolo all’attività degli organi di vigilanza, sebbene questa seconda accusa, secondo qualcuno, possa alla fine trasformarsi in una sorta di “salvagente” per quegli organi di controllo, come la Banca d’Italia e la Consob, che avrebbero forse dovuto controllare meglio. L’inchiesta sarà comunque lunga e complessa, certamente è delicata, e potrebbe avere serie ripercussioni sul territori.

Vittime, come al solito, rischiano di essere soprattutto i piccoli risparmiatori, chiamati ad acquistare, a caro prezzo, azioni sovravalutate ed il cui valore è poi crollato. E chiamati anche allo stesso acquisto per mezzo un finanziamento della stessa banca, che prestando soldi soldi per l’acquisto delle proprie azioni freva un capitale fittizio che non poteva essere messo a bilancio. Di qui l’accusa di aver aggirato la vigilanza, e il precipitoso successivo stralcio di questi soldi dalla semestrale di pochi mesi fa che ha fatto emergere il mega passivo da oltre un miliardo di euro.

Sarebbero emerse anche lettere della banca, inviate a chi acquistava le azioni, nelle quali si garantiva il riacquisto delle stesse, magari un anno dopo, allo stesso prezzo o a prezzo superiore. Naturalmente non a tutti coloro che acquistavano si dava questa garanzia, e ciò avrebbe creato uno disparità nel trattamento riservato ai cliente che non dovrebbe essere nelle corde di una banca popolare.

A parte quest’ultima questione, sul resto, già da tempo si era focalizzata l’attenzione delle associazioni dei consumatori e del Movimento 5 Stelle, anche con esposti presentati da entrambi a più riprese. E, a proposto del Movimento 5 Stelle, c’è da segnale anche quanto rende noto Liliana Zaltron, consigliere comunale del Movimento a Vicenza, su quanto sarebbe avvenuto ieri sera nella Conferenza dei capigruppo. “La nostra richiesta – spiega in una nota la consigliera pentastellata – di convocazione urgente di un Consiglio comunale monotematico sulla Banca Popolare di Vicenza, per essere messi al corrente della reale situazione e soprattutto delle prospettive, è stata cassata. Eppure la richiesta aveva già ottenuto l’approvazione da parte di sei consiglieri, ed in prima battuta sembrava che anche la maggioranza fosse disposta ad accoglierla”.

“Alla mia domanda – continua – di protocollare la richiesta della convocazione del Consiglio comunale ad hoc, per poter così procedere in tempi brevi, la risposta della maggioranza è stata, che sei firme non sono sufficienti. Ma la maggioranza non si era detta d’accordo? Non aver approvato la richiesta dimostra che la democrazia è veramente subordinata a infelici interpretazioni regolamentarie. Inoltre, il luogo istituzionale dell’audizione dell’attuale direttore generale di BpVi, Francesco Iorio, è la Commissione, o meglio ancora il Consiglio comunale, e non una fantomatica giunta ancorché allargata ai capigruppo come è stato proposto. Questo perché la Commissione e il Consiglio comunale sono aperti al pubblico, mentre una riunione della giunta non lo è”.

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