sabato , 16 Ottobre 2021

Vicenza, torna il festival “Musica delle Tradizioni”

Torna a Vicenza, da giovedì 17 a domenica 20 settembre, al Teatro Comunale, il festival “Musica delle Tradizioni”, rassegna incentrata su suoni, melodie, ritmi e strumenti musicali popolari di Paesi vicini e lontani. Curato da Ilaria Fantin ed organizzato dalla Società del Quartetto, in collaborazione con il Comune di Vicenza e il Teatro Comunale, il festival quest’anno è incentrato su popoli del bacino mediterraneo come Grecia, Tunisia e Turchia, molto di attualità sul piano geopolitico, con una parentesi anche sulla più lontana India. Vi si esibiranno trenta artisti di otto diverse nazionalità; previsti tre concerti al Teatro Comunale, preceduti da altrettanti aperitivi musicali, e uno spettacolo finale in Piazza delle Erbe. Da segnalare il debutto a Vicenza Dervisci rotanti.

ballerino-etnico“Vicenza – ha dichiarato il vicesindaco e assessore alla crescita Jacopo Bulgarini d’Elci presentando la rassegna insieme alla curatrice Ilaria Fantin – già offre molto sul fronte della musica. Tuttavia accanto alla classica, alla sinfonica, alla lirica e al jazz, in questi ultimi anni la città si sta aprendo anche alla costruzione di nuove esperienze che approfondiscono il tema dell’identità e delle radici dei popoli. Questo festival, in particolare, ci è sembrato da subito interessante perché porta sui nostri palcoscenici protagonisti ed esperienze che appartengono a mondi con i quali, mai come oggi, sperimentiamo rapporti di distanza, e a volte di conflittualità. Mondi che, grazie alla ricerca di un comune denominatore che questa musica promuove, possono invece dialogare e relazionarsi in modo nuovo con noi. Secondo logiche molto diverse dal pronto consumo che permea anche il mondo dello spettacolo, qui si cercano i custodi di una storia che è anche la nostra”.

“Se le cronache di queste ultime settimane – continua Bulgarini d’Elci – ci hanno raccontato infatti di una Grecia che è stata lì lì per tornare alla dracma, di una Tunisia messa in ginocchio dagli attacchi terroristici e di una Turchia alle prese con frontiere difficili, l’edizione 2015 del Festival vuole offrire un’immagine poco conosciuta di questi tre grandi Paesi che insieme superano i 100 milioni di abitanti attraverso il linguaggio del loro ricco patrimonio musicale, che parla soprattutto di dialogo, tolleranza e spiritualità”. La formula del Festival rimane invariate rispetto alla precedente edizione. I tre eventi principali (ovvero le prime due serate nella sala del ridotto, la terza nella sala maggiore) sono preceduti da altrettanti aperitivi musicali nel foyer del teatro con musiche, canti e danze dei Paesi ospiti e la possibilità di degustare, inclusi nel biglietto d’ingresso, piatti tipici delle loro tradizioni culinarie.

Si inizia giovedì 17 settembre con la Grecia, o meglio con quei sobborghi delle città elleniche dove si sviluppò, tra l’ottocento e il nocevento, la musica rebetika. Ancora poco conosciuto in Italia, il rebetiko sta alla Grecia come il fado sta al Portogallo o il tango all’Argentina. E’ una musica che parla di periferie, di chi vive di espedienti e di atmosfere bohémien, ma proprio per questo si tratta di versi, melodie e ritmi, che trasudano di un’umanità autentica e sentimenti veri, difficili da incontrare nei quartieri alti della città. Al ridotto del Teatro Comunale sarà di scena Evì Evàn, una band italo ellenica di sei elementi che arriva a Vicenza con una serie di strumenti tipici della tradizione musicale greca: bouzouki, baglamas, tzouras, oud, in aggiunta ai più noti contrabbasso, fisarmonica e percussioni. In Italia gli Evì Evàn vantano collaborazioni importanti con artisti come Vinicio Capossela e Moni Ovadia. Il concerto sarà preceduto, nel foyer, da un aperitivo musicale in compagnia di Peppe Frana e Francesco Savoretti.

Venerdì 18 l’evento principale delle 21 è dedicato alla Tunisia con due fratelli nemmeno trentenni, Amine e Hamza M’raihi, considerati fra i migliori specialisti di strumenti a corda della tradizione musicale araba. La particolarità dei fratelli M’raihi è quella di aver saputo coniugare l’antica tecnica con stili e arrangiamenti che abbracciano altre culture, incluse quella europea ed americana, aggiungendo improvvisazioni e virtuosismo. Per il “Festival delle Tradizioni” Amine & Hamza si presentano in formazione di quartetto, assieme a Baiju Bhatt al violino e al francese Blaise Ubaldini al clarinetto, con la partecipazione straordinaria della cantante algerina Karima Nayt. Contemplativo, quasi mistico, il concerto aperitivo delle 19,30, con un trio italiano (Virginia Nicoli, Igino Brunori e Ciro Montanari) specializzato nella musica classica della spiritualità indiana, anche in questo caso reinterpretata in chiave moderna.

Ancora India, nell’evento-aperitivo di sabato 19 settembre, con una performance del ballerino Moritz Zavan Stoeckle incentrata sulla danza bharatanatyam. Antico rituale sacro praticato dalle sacerdotesse Devadsi, questa danza (in realtà una vera e propria arte che comprende danza, drammaturgia e musica) è stata codificata in anni più recenti conquistando grande popolarità in tutta l’India. Nella sua performance al foyer del Teatro Comunale, Moritz sarà accompagnato dalla voce narrante di Nicola Biondi. Gran finale e momento clou Festival è l’appuntamento delle 21, nella sala maggiore del Comunale, con il magico spettacolo dei Dervisci rotanti del Galata Mevlevi Ensemble guidato da Sheik Nail Kesova, che l’Unesco ha recentemente dichiarato Patrimonio culturale dell’umanità.

Quello dei Dervisci rotanti è un antico rituale religioso praticato dai “monaci mendicanti”, che in tempi recenti è diventato una vera e propria forma di spettacolo. Vestiti di una tunica bianca come un sudario e con un copricapo che ricorda le pietre tombali, i ballerini monaci ruotano senza sosta attorno al loro maestro al suono del flauto e al ritmo dei tamburi. Quello dei Dervisci è un rituale solenne, dagli alti valori simbolici, capace di coinvolgere, fino ad ipnotizzarlo, anche il pubblico del mondo occidentale trasmettendo un messaggio di spiritualità e di pace.

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