Veneto

Riviera del Brenta, Veneto unito per la calamità naturale

Anche la senatrice Rosanna Filippin ha sottoscritto, assieme agli altri senatori veneti del Partito democratico, l’interrogazione rivolta al presidente del Consiglio per chiedere che venga decretato lo stato di calamità per la Riviera del Brenta a seguito delle conseguenze della tromba d’aria dello scorso 8 luglio e la deroga al Patto di stabilità per i Comuni coinvolti. Conseguenze che, lo ricordiamo, sono quantificabili in 200 milioni di euro. Senza contare il bilancio in termini umani di quella drammatica giornata: un morto e decine di feriti.

“Dobbiamo dare subito – sottolinea la Filippin -, senza perdere tempo, il massimo sostegno ai cittadini, alle aziende e ai Comuni colpiti. E sostegno significa sia destinare adeguate risorse a chi in poche ore ha perso tutto e ha bisogno di aiuto, sia garantire opportunità per ricostruire e rimettere in moto il sistema. Le istituzioni devono far sentire, con azioni concrete, la loro vicinanza ai veneti e ai tanti che con generosità già sono al lavoro sul posto. Decretare lo stato di calamità, consentire la deroga dal Patto di stabilità, sospendere Imu e Tasi sugli edifici non utilizzabili, rifinanziare il fondo per le vittime delle calamità naturali per i risarcimenti: al governo chiediamo di adottare misure necessarie e indispensabili per aiutare la Riviera del Brenta”. Oltre che da Rosanna Filippin, l’interrogazione è stata sottoscritta dai senatori Puppato, Santini, Dalla Zuanna e Casson.

E, a proposito della richiesta veneta di riconoscimento della calamità naturale per quel drammatico evento, c’è da registrare una curioso e poco edificante botta e risposta tra istituzioni, più precisamente tra amministrazioni regionali. Le Regioni sono il Veneto e la Sicilia, ma forse sarebbe più giusto dire il loro rappresentanti, di segno opposto gli uni rispetto agli altro. Per farla breve, gli amministratori di centro sinistra siciliani hanno trovato eccessivo che si chiedesse il riconoscimento dello stato di calamità naturale per la tromba d’aria dei giorni scorsi, ed hanno accusato di opportunismo l’amministrazione leghista di Palazzo Balbi.

“I leghisti – ha detto il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone, –  hanno ormai superato ogni limite: prima facevano politica sfruttando le disgrazie altrui, adesso anche le proprie. Si avvii un’operazione verità sui conti e si scoprirà che i 300 milioni di cui straparlano i leghisti è solo una piccolissima parte delle risorse che in decenni lo Stato ha trattenuto alla Sicilia, per risanare il debito pubblico nazionale, anche dei veneti”

“In Sicilia deve fare un gran caldo in questi giorni – gli ha subito risposto il capogruppo in Regione della Lega Nord, Nicola Finco, – a giudicare dalle farneticanti dichiarazioni di alcuni suoi amministratori. Per chiarire le idee al presidente dell’Ars, Ardizzone, in merito al diritto del Veneto di ricevere fondi per il tornado, annuncio già che presto lo omaggerò del libro Buttanissima Sicilia, del giornalista siciliano Pierangelo Buttafuoco. Chi meglio di lui può descrivere i danni che certa politica ha fatto al suo popolo? Per il resto, i grotteschi vaneggiamenti di Ardizzone farebbero ridere se la situazione della Riviera del Brenta non fosse così tragica”.

“Non so sulla base di quali dati parli – ha poi aggiunto Finco -. Credo comunque che chiedere dei fondi nazionali da parte del Veneto, che ogni anno lascia a Roma 21 miliardi per ripianare i debiti anche della pessima amministrazione siciliana, sia legittimo e doveroso. Si tratta, in fondo, delle tasse dei veneti, quelle che noi versiamo puntualmente, con un rigore che ci viene riconosciuto dallo stesso governo Renzi, quando assume la nostra regione come riferimento nazionale per i costi standard. Che Ardizzone si preoccupi della sua sanità allo sbando, o al limite, se proprio ha voglia di rendersi utile, mandi le sue migliaia di Forestali in Veneto a ripulire la Riviera del Brenta dalle macerie del tornado e a ricostruire le abitazioni distrutte. Son certo che qui saranno più utili che laggiù, e motiveranno finalmente la regalìa da 300 milioni che ogni anno scende in Sicilia per pagare anche il loro stipendio. Con quella somma, noi veneti ricostruiremmo buona parte degli edifici abbattuti dal tifone di mercoledì scorso”.

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