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Profughi, la Lega lancia l’allarme tubercolosi

Lega Nord di Vicenza di nuovo all’attacco nei confronti del governo sul tema dei migranti. Stavolta il Carroccio lancia un allarme sul piano sanitario, facendo riferimento ad un presunto caso di tubercolosi in uno dei profughi arrivati di recente nella nostra provincia. Un caso, scrive in una nota il segretario provinciale leghista, Antonio Mondardo, che “ha messo a rischio la salute di agenti di polizia e carabinieri che avevano effettuato il servizio di accompagnamento dei migranti e che sono stati messi sotto osservazione”.

“Non bastava – continua Mondardo – l’arrivo casuale e disorganizzato di migranti. Ora, e ma non è una novità perché la Lega da tempo aveva messo in guardia il governo, siamo costretti a far fronte all’emergenza sanitaria. Non è un’esagerazione. L’episodio del presunto caso di tubercolosi ne è un esempio. Uno dei profughi, arrivato all’inizio del mese scorso, aveva accusato malori ed era stato ricoverato al reparto malattie infettive del San Bortolo. Una situazione assurda. Non solo i cittadini devono difendere i loro quartieri e il loro quieto vivere da questa invasione di immigrati economici, ma addirittura sono disarmati di fronte al problema sanitario, sottovalutato da questo governo cialtrone e pericoloso”.

“I poliziotti e i carabinieri – sottolinea il segretario leghista – sono stati visitati qualche giorno dopo, quando, qualora vi fosse stato effettivamente un caso di Tbc, la loro salute poteva essere pesantemente compromessa. Ma quante volte sono costretti a correre rischi, per uno stipendio basso, sottratti alle normali funzioni di tutela dell’ordine pubblico? Quando succederà qualcosa di grave, chi darà una spiegazione ai loro famigliari? Renzi con un tweet o Alfano con una dichiarazione in qualche talk show?”

“Cosa aspetta questo governo – ha poi concluso Mondardo – a dare un taglio a questa situazione assurda, che mette cittadini contro cittadini, poveri contro poveri? Pensiamo al caso di Quinto di Treviso, o ai duecento profughi spediti in un unico posto nel veronese, o a quelli che, rifiutandosi di fotosegnalarsi, vagano per le nostre città. In alcuni casi potrebbero rappresentare un pericolo sanitario micidiale. Ma in Italia, come sempre, si aspetta di avere la notizia del morto per intervenire”.

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