Economia

Primo bilancio dei danni da siccità nel vicentino

“L’allarme siccità non è rientrato, a seguito delle modeste precipitazioni che hanno interessato la provincia di Vicenza. Al di la di questo, però, dobbiamo prendere atto che la risorsa idrica va impiegata con attenzione e rispetto, come sempre raccomandato da Coldiretti a tutti i soci ed al mondo agricolo in genere. L’acqua è un bene che da la vita, perciò va utilizzata con senno, così da consentire a tutti di averne per soddisfare il fabbisogno”. Con queste parole il presidente provinciale di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola, interviene su un tema da giorni al centro delle cronache. E rispetto alle diverse tipologie colturali in atto, Coldiretti Vicenza stila un primo bilancio.

Mais e soia: gli elementi che hanno determinato i problemi sono temperature elevate associate ad alto grado di umidità, attorno al 75%. Nelle zone in cui è stato possibile irrigare le perdite sulla produzione sono del 30%, grazie all’effettuazione di due passaggi di irrigazione. Nelle zone in cui non è stato possibile irrigare, per irreperibilità di fonti oppure perché il Consorzio Brenta ha erogato scarsissima acqua (Quinto Vicentino, Grumolo delle Abbadesse, Torri di Quartesolo, Grisignano di Zocco, Camisano Vicentino), il danno si attesta oltre il 50%. Le coltivazioni a foraggio sono secche ed inutilizzabili.

Vigneti: la situazione è differente a seconda delle aree di produzione. Nelle zone “nobili”, in cui i terreni sono fertili (zone di campagna e pedecollinari: Gambellara, Sarego e Lonigo), in cui si è intervenuti con l’irrigazione sotto chioma, il Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta ha sempre garantito l’acqua di irrigazione. I quantitativi sono elevati e, soprattutto, la qualità, mentre nelle zone di collina difficilmente irrigabili con terreni meno fertili, quindi meno capaci di assorbire gli sbalzi termici (Brendola, Arcugnano e zona alta di Lonigo alta collina), i problemi ci sono sia per la quantità prodotta che per la qualità, pertanto le colture sono in sofferenza.

Ortaggi: sebbene la gran parte delle aziende aderenti a Coldiretti abbiano investito in sistemi di irrigazione e strutture all’avanguardia, il calore e le temperature seccano gli ortaggi o ne bloccano lo sviluppo corretto in dimensione, il calore ha influito sullo sviluppo della pianta e sulla formazione del frutto, quindi peperoni, melanzane e pomodori non crescono o si rovinano. Per le piantine di orticole autunnali, che debbono essere messe a dimora in questo periodo, il terreno umido ma caldo non le fa radicare e le più deboli muoiono.

Patate: il terreno è impietrito, di difficile lavorazione. Per raccogliere le patate bisogna bagnarlo, quindi l’acqua con il calore del terreno rovina il prodotto.

Allevamenti: nel Vicentino gli allevamenti sono per lo più attrezzati ed hanno buoni impianti di ventilazione. Ambienti nei quali sono stati fatti negli anni investimenti strutturali per renderli idonei al benessere animale. La riduzione media nella produzione di latte osservata oscilla dal 10 al 15%. Negli allevamenti di bovini da carne in accrescimento, gli animali hanno difficoltà di alimentazione, bevono e mangiano regolarmente, ma non ingrassano oppure bevono molto e mangiano poco. Per gli allevamenti avicoli i produttori hanno impianti moderni ed attrezzati, perché le aziende che concedono in soccida hanno preventivamente selezionato le migliori realtà per stipulare i contratti. Nonostante stiamo parlando di impianti con tecnologie di climatizzazione e raffreddamento all’avanguardia, gli allevatori non riescono a mantenere le temperature adeguate al benessere animale, perciò la mortalità si attesta intorno al 10%, a cui si aggiungono i problemi del trasporto dagli allevamenti alle ditte di trasformazione, che comportano un ulteriore 5% di perdite.

“La situazione – conclude il presidente Cerantola – comporta altissimi costi per l’irrigazione delle coltivazioni e il raffreddamento degli allevamenti, altissime perdite di produzione di origine animale o vegetale. Il mercato in questo momento sta pagando i prodotti a prezzi molto bassi, per cui gli agricoltori vedono ridotto davvero pesantemente il margine di profitto, se non addirittura azzerato”.

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