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Formaggio fatto con il latte in polvere? Enjoy!

Un corda che si tende ogni giorno di più alla fine cede. I burocrati europei dovrebbero far tesoro di questa massima, e gli italiani dovrebbero forse cominciare a chiedersi seriamente, tutti, cosa ce ne facciamo di una Europa così. A parte quanto sta avvenendo in Grecia, tema sul quale sarebbe fin troppo facile criticare l’Europa, quello che non si può accettare è anche il fatto che si debba sottostare a imposizioni continentali più o meno velate senza che, di contro, giunga alcun beneficio al cittadino medio italiano.

In altre parole abbiamo l’impressione che a guadagnare davvero dall’Europa siano, in Italia e sicuramente anche altrove, solamente “i soliti noti”, mentre “i soliti ignoti”, ovvero tutto noi, debbono ingoiare bocconi disgustosi senza, anche letteralmente, riuscire più a gustare i sapori di una volta perché la “libera circolazione delle merci” lo richiede. E così il cioccolato non viene più fatto con il burro di cacao, e ora gli euro burocrati chiedono anche la fine in Italia “del divieto di detenzione e utilizzo di latte in polvere, concentrato e ricostituito, per la fabbricazione di prodotti lattiero caseari, previsto da una legge nazionale che risale al 1974”.

Che se lo mangino loro il formaggio fatto senza latte! Per fortuna la pensano così anche le nostre associazioni di categoria degli agricoltori, Coldiretti ad esempio che non ha dubbi: con il latte in polvere non si può fare il formaggio. “L’8 luglio – ha reso noto il presidente di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola, – saremo in piazza Montecitorio, a Roma, per dire un secco no al formaggio senza latte”. Del resto anche sul piano economico sarebbe un piccolo disastro andar dietro alle richieste europee. Si rischierebbe infatti “un crollo del reddito – spiega ancora Coldiretti – per gli oltre 3500 produttori che realizzano 11 milioni di quintali di latte, dei quali l’80% è destinato alla trasformazione in Grana Padano, Asiago, Montasio, Piave, Monte Verone e Casatella Trevigiana solo per citare i Dop”.

Allevatori, casari e cittadini scenderanno dunque in piazza, l’8 luglio, dalle 9.30, a difesa del made in Italy, per impedire “il via libera in Italia al formaggio ed allo yogurt senza latte, che danneggia ed inganna i consumatori, mette a rischio un patrimonio gastronomico custodito da generazioni, con effetti sul piano economico, occupazionale ed ambientale. L’obiettivo della mobilitazione è difendere la legge 138 del 1974 – conclude  Cerantola – che da oltre 40 anni garantisce all’Italia primati a livello internazionale nella produzione casearia, anche grazie al divieto di utilizzo della polvere al posto del latte. Il superamento di questa norma provocherebbe l’abbassamento della qualità, l’omologazione dei sapori, un maggior rischio di frodi e la perdita di quella distintività che solo il latte fresco con le sue proprietà organolettiche e nutrizionali assicura ai formaggi, yogurt e latticini made in Italy”.

E, naturalmente, sulla stessa lunghezza d’onda è anche Confagricoltura. “Non dobbiamo permettere – ha messo in evidenza Michele Negretto, presidente di Confagricoltura Vicenza – la cancellazione della tipicità delle nostre produzioni, che sono frutto di cultura e tradizioni centenarie. Ci sono svariati formaggi di qualità e di eccellenza, come i formaggi di malga, che non possono essere uniformati cancellando gusti e sapori tipici frutto della nostra storia. La Comunità europea deve unire le identità nazionali, non cancellarle.”

Lorenzo Nicoli, presidente dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli veneti, ha poi rimarcato che “l’Italia deve attivare da subito una migliore etichettatura dei prodotti lattiero caseari, obbligando la distinzione chiara tra quelli ottenuti utilizzando latte fresco e quelli per i quali sono stati impiegati anche latte condensato o in polvere, poiché la normativa europea sull’etichettatura, a detta anche della Commissione, permetterebbe una tale distinzione. Dobbiamo assolutamente difendere la qualità della produzione casearia del Veneto, e questo si può fare attraverso un’etichettatura mirata del prodotto e attraverso la sua pubblicizzazione e promozione sia in Italia, sia all’estero”.

Un commento

  1. Non si capisce che senso abbia prendersela con l’Europa, che in questo caso si limita a chiedere di applicare il principio della libera circolazione delle merci e della libera concorrenza. Prendiamocela piuttosto con noi stessi, visto che il problema è stato creato da un Europarlamentare italiano che ha chiesto conto alla Commissione Europea del perché di una legge nazionale (chiediamo conto all’Europa di quel che facciamo noi stessi?). Un’altra brutta figura dell’Italia; l’ennesima. Del tutto fuori luogo, poi, dire che i formaggi DOP sono a rischio, visto che non potranno mai essere fatti con latte in polvere; proprio in virtù delle norme comunitarie che li proteggono, attraverso dei Disciplinari di produzione.

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