Cultura e Spettacoli

Vicenza, le donne vicentine entrate nella Storia

Martedì 21 luglio alle ore 20.20 una sessantina di persone si sono raccolte intorno alla Torre Bissara in Piazza dei Signori per seguire, in forma di passeggiata, l’intervento culturale proposto dal gruppo Aca “La Rua” del C.T.G. dal titolo “Donne vicentine eminenti”. Il gruppo, data la grande presenza, si è poi diviso in due parti, ognuno con il proprio animatore culturale. La prima tappa, uno dei chiostri del complesso Santa Corona non accessibile al pubblico, ha permesso una disquisizione sullo scempio effettuato dalle armate napoleoniche. Il complesso, dal 1810 demanio comunale, è stato poi occupato da istituzioni ospedaliere e scolastiche in cui tanta parte hanno avuto figure femminili.

La città di Vicenza, con l’istituto religioso delle Suore Maestre Dorotee che annovera tra i suoi membri illustri Suor Maria Bertilla Boscardin, la cui vita è ricordata con efficacia da Suor Cecilia Vianelli, ha ricevuto un forte impulso alla scolarizzazione: bambini di strada e fanciulle povere erano in grado di ottenere così un’educazione elementare. Si ricorda inoltre l’esperimento educativo di Anna Maria Piccoli, moglie del garibaldino Domenico Cariolato, con la creazione del “Giardino d’infanzia Piccoli rurale gratuito”, sito in un terreno a Bertesina. L’asilo, che seguiva il metodo froebeliano, sarà più volte segnalato come sede benemerita di educazione popolare.

Il percorso non si è soffermato solo su donne che hanno migliorato la qualità di vita dei loro concittadini, ma anche su figure torbide, passionali. La visita alla colonna infame dedicata a Galeazzo da Roma in contrà Palladio ha offerto quindi lo spunto per un racconto di carattere sanguinario. La sorella di Galeazzo, Isabetta, si era invaghita di Alberto Valmarana, di vent’anni più giovane. Non accettando un rifiuto netto alle sue continue avances, intensificatesi dopo il matrimonio della figlia con il fratello maggiore Alberto, Isabetta destina la sua eredità al fratello se mai l’avesse vendicata. L’omicidio coinvolge i tre fratelli Valmarana di cui uno appena imberbe e il notaio Monza: Galeazzo, il fratello Leonardo e il pluriomicida Iseppo Almerico fuggono da Vicenza per mettersi in salvo fuori dal Veneto. La condanna in Toscana di Iseppo permette di avere sotto mano, ancora oggi, le carte processuali. Pensieri di disperazione dovevano accompagnare i condannati a morte che passavano per contrà Palladio, dove si trovavano di fronte l’edicola sacra detta “Madonna degli Impiccati”. L’ultimo ritocco, avvenuto a inizio Novecento grazie a una pittrice nota, ci permette di osservare perfettamente questa madonna vicentina.

Sempre parlando di donne, l’operatrice culturale ha poi ricordato le due figure intellettuali di Elisabetta Caminer e Maddalena Campiglia. La Caminer, che ha diretto il “Giornale Enciclopedico”, era figlia d’arte: nel salotto del padre e del marito poi, il medico e naturalista vicentino Antonio Turra, si discuteva di temi importanti, legati alla cultura europea. Il suo decesso, dovuto a un tumore al seno, operato ma non guarito, avviene nella villa veneziana dell’amico Fracanzan a Orgiano. Lo stesso Goethe, durante la sua permanenza a Vicenza, visitò il suo laboratorio tipografico e annotò le impressioni nel suo diario, descrivendola come una persona garbata e fine. Per una donna come lei, abituata a vivere a Venezia, città libera e moderna, Vicenza era una città provinciale, chiusa. Solo grazie al suo intervento come direttrice di giornale e come traduttrice, alcuni grandi questioni intellettuali europee circoleranno anche nell’area berica.

Dotata di uguale cultura, Maddalena Campiglia, elogiata dal Tasso per l’operetta pastorale “Flori”, ispirata all’Aminta, si contraddistinguerà per il suo originale pensiero in campo religioso, secondo cui la Madonna, madre di Cristo, si era votata spontaneamente alla castità e proprio per la grandezza di questa decisione era stata scelta da Dio. Per lei la castità era il mezzo più efficace per ottenere l’indipendenza femminile dall’uomo, un modo per conservarsi pure e libere. Sposata con Dioniso da Colzè, aveva imposto al marito, per quattro anni fino al divorzio, un matrimonio bianco. Lo stesso ritratto che abbiamo di lei, la raffigura in vesti monacali, prive di orpelli femminili. Negli ultimi anni la poetessa divenne cieca e nelle disposizioni testamentarie espresse l’insolita volontà, che venne rispettata, di essere sepolta nel medesimo sepolcro dell’abbadessa Giulia Cisotta, presso la chiesa di Santa Maria d’Araceli a Vicenza.

Camilla Bottin

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