Economia

Niente ripresa economica senza innovazione digitale

Un’economia che cerca di rilanciarsi ma che sconta ancora un ritardo digitale sulla via della reale ripresa. E’ questo lo scenario per la nostra regione tracciato stamane al padiglione Aquae di Expo Venice 2015, durante la presentazione del rapporto “La situazione economica del Veneto”, curato dal Centro studi Unioncamere del Veneto, giunto alla 48esima edizione. A fare gli onori di casa Fernando Zilio, presidente Unioncamere del Veneto, mentre il rapporto è stato illustrato da Serafino Pitingaro, responsabile dell’area studi e ricerche di Unioncamere. A parlare di digitale, cui quest’anno la relazione ha dedicato un focus di approfondimento, sono stati Luca De Biase, giornalista del Sole 24 Ore e cofondatore dell’associazione Italia Startup, e Gianluigi Cogo, docente dell’università Ca’ Foscari di Venezia. La giornata si è chiusa con la consegna del Premio speciale per il cinquantenario di Unioncamere del Veneto a sette aziende venete.

“Esiste un nesso molto stretto – ha sottolineato il presidente di Unioncamere – tra lo sviluppo delle competenze digitali e le performance aziendali. Oggi le imprese attive sulla rete internet hanno una propensione ad assumere nuovi lavoratori pari al doppio di quelle non attive e, quando utilizzano professionalità legate alla crescita dell’economia digitale, vedono un incremento della produttività, un aumento del fatturato e una più diffusa presenza sui mercati internazionali. Per accelerare i benefici che potrebbero derivare al consolidamento di una ripresa, che è presente ma rimane debole, servono quindi dosi massicce di innovazione e di business online. Se saremo davvero in grado di cogliere le opportunità della rete e coniugarle con il design e la creatività la strada della crescita potrebbe essere spianata”.

Secondo le previsioni, nel 2015 il Pil del Veneto tornerà ad avere una variazione positiva pari al +1,1%, che dovrebbe consolidarsi nel corso del biennio 2016-2017 (+1,8% la crescita media). Questo collocherebbe di nuovo il Veneto tra le regioni di traino dell’economia italiana (in linea col Nord Est, ma leggermente alle spalle della Lombardia, che avrà un +1,3%). Saranno ancora le esportazioni la principale leva di sviluppo, con un andamento più dinamico rispetto alle già buone previsioni nazionali: l’export veneto dovrebbe crescere del +5,4%, favorito da euro debole, basso prezzo dei prodotti energetici e tassi di interesse in discesa grazie all’azione di contrasto alla deflazione della Bce. La crescita comporta tuttavia rischi, come sono sanno le molte imprese venete che lavoravano con Russia ed Ucraina. Infatti, l’instabilità geopolitica di alcune aree, i bassi potenziali di crescita nei principali mercati di sbocco, le possibili crisi finanziarie, sono fattori di rischio rilevanti.

I consumi delle famiglie in Veneto nel 2015 dovrebbero crescere del +1,7% grazie all’auspicato aumento della base occupazionale e a un effetto positivo delle spese dei turisti stranieri anche collegati all’Expo di Milano. La spesa pubblica dovrebbe registrare una contrazione (-0,7%), ma un contributo positivo arriverà dagli investimenti privati (+1,2%). Solo nel 2016 le imprese dovrebbero effettuare scelte di investimento tali da incrementare la loro dotazione di capacità produttiva. Stando ai dati dei primi mesi del 2015, non sembra che l’enorme liquidità immessa dalla Bce sia effettivamente arrivata alle piccole e medie imprese: a fine febbraio la consistenza dei prestiti vivi al sistema produttivo veneto è diminuita rispetto a fine 2014 passando da 82,7 miliardi a 82,3 miliardi di euro.

Quanto alla digitalizzazione, sulla base degli ultimi dati disponibili, il Veneto mostra discrete performance. Nella graduatoria delle regioni italiane, il Veneto è decimo per livello di digitalizzazione dei cittadini; ottavo per quanto riguarda le imprese; sesto per le amministrazioni locali. Tuttavia stiamo scontando un ritardo tutto italiano, che sta penalizzando il sistema regionale proprio nel momento in cui serve rafforzare l’alleanza tra saper fare tipico del settore manifatturiero e quel sapere terziario e digitale che tanti giovani possiedono. E’ necessario quindi accrescere la cultura digitale delle imprese, specialmente quelle di piccole dimensioni che non riescono ancora a cogliere appieno le opportunità offerte da internet, spesso a causa della mancanza di competenze interne.

Oggi le imprese non percepiscono la Rete come uno strumento utile per sviluppare l’attività produttiva e commerciale. Secondo l’ultimo rapporto di Unioncamere italiana, il 40% degli imprenditori non ritiene internet utile, e neanche i social network sono percepiti come strumenti di lavoro. In Italia Facebook, Twitter ed affini, hanno un bacino di 28 milioni di utenti, ma solo il 26,5% delle nostre imprese usa questi mezzi per farsi conoscere. In Veneto la situazione è migliore ma non mancano sorprese. Se il 98,5% utilizza internet (98,2% in Italia), il 95% è connesso alla banda larga e il 74,3% possiede un sito web (69,2% in Italia). Il 34,2% degli addetti è connesso ad internet una volta a settimana (39,3% la media nazionale), il 39,3% delle imprese acquista online (39,6%) e solo il 7,8% delle imprese vende online (8,2%). Emerge anche un profonda frattura generazionale del sistema produttivo. Il 65% delle imprese nate nel 2014 con a capo “under 35” parte già attiva sul web, nel 57,2% con un proprio sito internet o nel 55,9% con una pagina Facebook. Le altre imprese sono in ritardo.

L’adozione dell’Agenda digitale del Veneto potrebbe contribuire a colmare il divario digitale, infrastrutturale e culturale di imprese e cittadini. Solo sposando la rivoluzione digitale il Veneto potrà assicurarsi crescita economica e aumento dell’occupazione, nella consapevolezza che la rete e le sue diverse applicazioni possono essere il vantaggio e l’opportunità per l’intero sistema economico regionale.

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